Calipari morì in una trappola ordita da Al Qaida

Riesplode la bomba Wikileaks. Altri 400mila documenti riservati americani diffusi sul sito del controverso attivista Julian Assange gettano una luce inquietante su vari aspetti della missione militare Usa in Irak. Alcuni dei quali riguardano anche l’Italia, come nel caso della liberazione della giornalista Giuliana Sgrena e della collegata tragedia dell’uccisione dell’agente segreto Nicola Calipari.
La fuga di notizie ha provocato, come già in simili episodi precedenti, la condanna del Pentagono e del Segretario di Stato Hillary Clinton, preoccupata della messa in pericolo «della vita dei soldati e dei civili americani e dei loro alleati». Accusa che Assange respinge, sostenendo che nei rapporti non ci sono informazioni pericolose per nessuno.
Tra le novità più importanti, la cifra totale di 109mila morti (dei quali ben 66mila civili) in Irak fino alla fine del 2009, cinque volte in più di quelli registrati in Afghanistan. Dai rapporti emerge che gran parte di queste uccisioni riguardano vittime dei militari iracheni, rispetto ai cui abusi (ben più frequenti di quanto finora si fosse saputo) le forze americane avrebbero scelto di “non vedere”.
Si apprende inoltre del ruolo assai attivo e diretto dell’Iran nell’organizzazione della guerriglia sciita in Irak: un ruolo sia militare sia politico. I Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana (i “pasdaran”) hanno addestrato e continuano ad addestrare ed equipaggiare sistematicamente in Iran le milizie responsabili di attentati e sequestri di persona in Irak, anche ai danni di ufficiali iracheni. Dall’Iran arrivavano missili, bombe e fucili, mentre sul piano politico fin dal 2005 veniva sottolineato che Teheran stava «prendendo il controllo a vari livelli del governo iracheno». E se l’ex presidente George W. Bush era stato accusato di esagerare il ruolo di Teheran per poter attuare una politica ostile all’Iran, i documenti diffusi da Wikileaks chiariscono invece che la sostanza c’era e veniva presa molto sul serio dalle forze armate americane.
Infine, la tragica vicenda dell’omicidio Calipari, avvenuto a Bagdad nel 2005. Dai documenti americani emergono nuove verità, che scompaginano precedenti certezze e teoremi. Sarebbe stato il responsabile del sequestro di Giuliana Sgrena, l’ex leader della cellula di Al Qaida a Bagdad, Sheikh Husain, a denunciare la presenza di esplosivo sull’auto che conduceva la giornalista italiana e Calipari all’aeroporto, cosa che spinse i soldati americani a sparare contro la vettura uccidendo Calipari. Una versione che la Sgrena giudica convincente solo in parte. Husain stesso avrebbe organizzato la trappola, dando questa falsa “dritta” al ministero degli Interni iracheno dopo aver incassato i 500mila dollari che costituivano il riscatto pagato per liberare la giornalista del Manifesto.