Calipari, per la Procura è un omicidio politico

L’imputazione consente di processare il soldato statunitense anche se contumace

Claudia Passa

da Roma

Un «delitto oggettivamente politico», perché «ha leso la sicurezza dello Stato italiano». Con queste parole la Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario e duplice tentato omicidio nei confronti del soldato americano che fece fuoco contro la Toyota Corolla su cui viaggiavano Nicola Calipari, l’agente del Sismi Andrea Carpani e Giuliana Sgrena. Una definizione sottile, accuratamente soppesata, che se da una parte ha scatenato l’entusiasmo della sinistra estrema convinta che dietro la sparatoria del check point 541 ci sia chissà quale sordido mistero (c’è già chi ipotizza la presenza di un «mandante»), ha in realtà un preciso significato, ben distante dall’idea di un omicidio «intenzionalmente politico» che sembra solleticare gli anti-americani di casa nostra.
La decisione di procedere per omicidio volontario fu presa dagli inquirenti all’indomani della consegna di un rapporto dei carabinieri del Ros che aveva consentito di individuare in Mario Lozano il soldato che il 4 marzo dello scorso anno prestava servizio come mitragliere al posto di blocco sulla strada dell’aeroporto di Bagdad. La polizia scientifica aveva già accertato che a colpire la Toyota era stata un’unica arma. Ma la scelta di inserire nella richiesta di rinvio a giudizio il riferimento al «danno politico» è maturata solo negli ultimi giorni, anche a seguito di un’analisi delle prospettive procedurali che potrebbero portare a un processo «in contumacia» oppure verso l’archiviazione. Lozano, infatti, è stato dichiarato «irreperibile». E qualora l’omicidio di Nicola Calipari dovesse essere considerato un «delitto comune», un processo senza la presenza dell’imputato sul territorio dello Stato non sarebbe possibile. L’unica possibilità di superare l’ostacolo è il riferimento all’articolo 8 del codice di procedura penale, che consente di procedere nei confronti dei soggetti che abbiano arrecato «offesa a interessi politici dello Stato» anche se non presenti entro i confini italiani. Il che, spiegano gli inquirenti, non vuol dire che da parte degli Usa vi fu l’intenzione di danneggiare l’Italia, ma che – indipendentemente dalla volontà di chi aprì il fuoco – il risultato della sparatoria fu la perdita «oggettiva», per il nostro Paese, di un pubblico funzionario presente in Irak col compito di porre fine a un sequestro «politico», a scopo di terrorismo, e non a fini di estorsione. Dunque, a prescindere dalle ragioni per cui i colpi d’arma da fuoco uccisero Calipari, l’esito per l’Italia si è «oggettivamente» configurato con «la venuta meno di una risorsa per la lotta al terrorismo».
Un ragionamento sottile, sottoscritto dal procuratore Giovanni Ferrara oltreché dai pm Franco Ionta (capo del pool antiterrorismo), Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. I quali, nel capo di imputazione, affermano che l’auto marciava a una velocità adatta ai luoghi e non era tale da presentarsi come «ostile». Quanto al comportamento di Lozano, «non è emerso alcun elemento – scrivono gli inquirenti – a sostegno di causa di giustificazione comunque putativa fondata su errore scusabile (illegittimo uso delle armi o legittima difesa) che potrebbe comportare conclusione giudiziale di non punibilità».
Per conoscere l’esito della vicenda bisogna attendere l’udienza preliminare, che verrà fissata nei prossimi giorni. La decisione della Procura di invocare il «danno politico» ha intanto consentito di individuare come «persona offesa» anche la presidenza del Consiglio oltre ai familiari di Calipari, a Giuliana Sgrena e ad Andrea Carpani. E offre al Gip la possibilità di non archiviare il procedimento a causa dell’«irreperibilità» di Lozano. Nonostante ciò, l’avvio di un processo non è affatto scontato: potrebbe infatti permanere la difficoltà della mancata notifica degli atti all’imputato. Non solo: una lettera di Colin Powell allegata alla risoluzione Onu 1546 attribuisce agli Stati membri della coalizione multinazionale in Irak la responsabilità di esercitare «in esclusiva» la giurisdizione sul proprio personale. E Oltreoceano il caso Calipari è considerato chiuso: «Le risultanze della commissione d’inchiesta parlano chiaro». E ieri Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, non ha voluto commentare gli sviluppi giudiziari della vicenda: «Ne stiamo discutendo con gli italiani».