Calma e tensione a Bengasi Gheddafi silura un ministro

Il figlio del leader libico attacca «il ministro razzista e pieno di odio»

Roberto Fabbri

È tornata la calma nelle strade di Bengasi, ma resta la tensione dopo i gravi disordini di venerdì culminati nell’assalto al consolato italiano e nella pesante reazione della polizia, che ha sparato ad altezza d’uomo contro i manifestanti che non riusciva a tenere sotto controllo. Lo stesso Seif el-Islam Gheddafi, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, ha fornito il bilancio ufficiale della giornata di violenze: undici morti e trentacinque feriti (trentotto o trentanove secondo l’ambasciata italiana). Quattro dei morti, è stato precisato, erano egiziani o palestinesi.
La notte scorsa, verso la mezzanotte, si era verificato un ultimo episodio di violenza da parte di un gruppo di manifestanti, un fatto che rappresenta un inedito assoluto in Libia, dove i fanatici dell’Islam vengono tenuti sotto controllo: una tanica di benzina è stata gettata contro il portone della chiesa dell’Immacolata, l’unica di Bengasi, che ha preso fuoco insieme con una delle palme che si trovano all’esterno. Il parroco ha avvertito la polizia e i pompieri, che hanno spento l’incendio e allontanato i dimostranti. In mattinata sarebbe inoltre stato domato un principio d’incendio al primo piano dell’edificio del nostro consolato, al momento deserto e presidiato dalla polizia libica.
Il premier Silvio Berlusconi ha avuto una telefonata « lunga e amichevole» con Gheddafi, nel corso della quale i due leader «hanno pienamente convenuto sul fatto che il grave episodio non deve ripercuotersi negativamente sulle amichevoli relazioni tra Italia e Libia e sul loro ulteriore sviluppo». In seguito Gheddafi ha parlato al telefono anche con il candidato premier del centrosinistra italiano Romano Prodi.
La Fondazione caritativa Gheddafi - guidata proprio da Seif el-Islam - ha usato toni meno diplomatici per commentare i fatti di Bengasi. Per il figlio maggiore del colonnello «la manifestazione è stata un errore ed è stato un errore ancora più grande l’intervento della polizia contro i dimostranti». La Fondazione ha diffuso, prima delle dimissioni di Calderoli, un comunicato nel quale afferma di vedere un nesso fra le «provocatorie e insultanti» dichiarazioni dell’ormai ex ministro e le violente manifestazioni nel capoluogo della Cirenaica. Nel documento l’esponente leghista viene definito «responsabile per quanto è accaduto, per le vittime innocenti e il deprecabile incidente» e si minacciano serie conseguenze nei rapporti italo-libici in mancanza di provvedimenti contro «il ministro pieno di odio e razzista». Va ricordato che alcuni considerano la Fondazione il vero ministero degli Esteri della Libia e che è molto insolito che in quel Paese possano avere luogo manifestazioni non autorizzate dal governo.
Consapevole della rabbia suscitata a Bengasi dall’uccisione dei manifestanti da parte della polizia, il governo libico ha preso una serie di provvedimenti destinati a placare la pubblica opinione. In primo luogo è stato silurato il ministro della Sicurezza Nasr Mabrouk: il Congresso generale dei comitati popolari (il Parlamento di Tripoli) lo ha sospeso dalle sue funzioni e lo ha incriminato. Mabrouk è stato tradotto davanti a un giudice istruttore e dovrà rispondere di «eccessivo ricorso alla forza» contro i manifestanti. Anche il capo della polizia di Bengasi e i responsabili della sicurezza dell’area finiranno in tribunale, mentre oggi, giorno dei funerali delle persone uccise venerdì durante l’assalto al consolato italiano, in Libia sarà giornata di lutto nazionale «in memoria dei nostri martiri», secondo la formula scelta dai parlamentari.
Nonostante il ritorno della calma a Bengasi, il nostro ministero degli Esteri consiglia «per il momento di rinviare i viaggi non indispensabili» in Cirenaica. L’avviso fornisce i numeri di telefono dei consolati italiani di Bengasi e Tripoli e ricorda che è opportuno registrare i dati relativi al viaggio che si intende effettuare nel sito www.dovesiamonelmondo.it.