Caltagirone lascia Monte Paschi e fa rotta verso l’1% di Unicredit

Francesco Gaetano Caltagirone lascia Mps per Unicredit. L’ingegnere, dopo una serie di cessioni sul mercato, ha ridotto la quota nella banca senese dal 4,7 sotto la soglia del 2 per cento (dovrebbe essergli rimasto un 1,3% circa) e si è dimesso da vicepresidente. Secondo fonti di mercato, il gruppo romano avrebbe acquistato titoli Unicredit nel corso dell’aumento di capitale che si conclude oggi (probabilmente un 1% circa).
La mossa si giustifica con il cambio di scenario a Siena. L’arrivo dell’ad in pectore Fabrizio Viola ha modificato significativamente il management rispetto a quello con cui Caltagirone interloquiva da dieci anni. Il disimpegno dell’imprenditore porta con sé una minusvalenza di circa 150 milioni, nonostante Mps ieri abbia recuperato un altro 5,2% a 0,3 euro con un rialzo del 50% circa in quindici giorni. Con la cessione di un 3,5% circa il Cavaliere dovrebbe avere incassato un centinaio di milioni.
Cento milioni che sono più o meno la metà di quanto necessario per acquisire l’1% di Unicredit acquistando i diritti. Non bisogna infatti dimenticare che il gruppo Caltagirone siede storicamente su una liquidità notevole che a fine settembre era di 394 milioni. L’ingegnere è stato contattato dai capofila del consorzio di garanzia (Mediobanca e Merrill Lynch) che, auspice l’ad Federico Ghizzoni, hanno proposto il deal a importanti investitori nazionali (come Diego Della Valle) e internazionali (come Capital Research). E Caltagirone ha accettato scommettendo sulle prospettive di una banca internazionale che possa accompagnare il suo business. Cementir ha importanti partecipazioni estere come Aalborg e Cimentas. Dall’altro lato, invece, il top management di Piazza Cordusio si è assicurato un altro importante sostegno per mantenere la presa del nucleo stabile dell’azionariato attorno al 40% avviandosi a concludere l’aumento con successo.
Meno ipotizzabile, per ora, un coinvolgimento di Caltagirone nel nuovo board di Unicredit. In primo luogo, perché le dimissioni dall’istituto presieduto da Giuseppe Mussari sono state motivate con il decreto «salva-Italia» che, stoppando i doppi incarichi, ha determinato l’opzione per la vicepresidenza delle Generali. Poco probabile per ora una nomina nel cda di Unicredit che è azionista indiretto di Generali attraverso Mediobanca. Solo all’inizio della prossima settimana, poi, si conosceranno i nuovi «pesi» a Piazza Cordusio. Sarebbe superficiale inoltre descrivere la scommessa di Caltagirone come un tentativo di accredito nel «salotto buono» giacché di quell’establishment è già parte. Se Unicredit sorride, a Siena l’atmosfera è diversa. Non tanto per l’azionista «perso» (Caltagirone dovrebbe mantenere una quota), ma per il riassetto del debito della Fondazione Mps alla quale, in previsione di una discesa al 33% della banca, mancherà un interlocutore importante.