«Calunniò il vicino»: chiesto il rinvio a giudizio per la Franzoni

Il sopralluogo dei consulenti della difesa nella villetta di Cogne, quello da cui poi è scaturita l’inchiesta Cogne-bis, è stato caratterizzato da «imbarazzante pressappochismo». È quanto sostiene la Procura della Repubblica di Torino nella richiesta di archiviazione per nove degli imputati, tra cui l’avvocato Carlo Taormina. Chiesto invece il rinvio a giudizio, con l’accusa di calunnia, per Annamaria Franzoni e per Eric Durst, consulente svizzero della difesa accusato di aver messo una falsa impronta nella villetta valdostana. Per i pm che hanno indagato sul presunto tentativo di inquinare la scena del delitto, nel sopralluogo del luglio 2004, il lavoro di chi intervenne nella villetta fu caratterizzato da negligenze «macroscopiche», ma «non fraudolente». Le tracce di idrossiapatite - una sostanza chimica - trovate dalla squadra di Taormina nel sotterraneo della villetta erano in realtà feci di animale, probabilmente un gatto e non macchie seminate per simulare la fuga dell’assassino. La «misteriosa» sostanza - che l’Fbi aveva classificato come un materiale sintetico molto costoso - deriva invece dai mangimi di cani e gatti e si può trovare nei loro escrementi. Può darsi che qualcuno ne abbia lasciata un po’ senza volerlo, dopo averla calpestata in giardino.
Per quanto riguarda Taormina, accusato di calunnia, dopo che aveva presentato denuncia contro il guardaparco valdostano Ulisse Guichardaz, un buffetto con rimprovero. Ma nulla di penalmente rilevante: «Si è basato su presupposti errati», con «errori inescusabili dovuti al lavoro dei propri collaboratori, ma senza una reale volontà calunniatrice. Così, anche per lui, i pm hanno chiesto l’archiviazione.
Secondo i magistrati inquirenti esiste sicuramente una calunnia ai danni di Guichardaz, «ma la calunnia - spiegano i pm - esige una consapevolezza certa dell’innocenza di chi viene accusato falsamente». Quella che, secondo l’accusa, aveva soltanto la Franzoni.