«Calunnie politiche alla vigilia del voto»

«Le accuse di quel signore sono già state respinte più volte dai giudici»

da Roma

La reazione di Di Pietro alle accuse mosse dall’ex collaboratore non si fa attendere. Ed è furibonda: «Stiamo parlando di un signore - afferma al Giornale - che sappiamo essere un grafomane e che più volte si è rivolto alla magistratura con accuse inconsistenti e strampalate. Tutte le volte si è visto respingere dalla magistratura le sue assurde richieste. Inoltre nelle cause è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Peraltro siccome, a oggi, non le ha onorate, ha ricevuto il pignoramento della propria abitazione». Insomma, tra Di Domenico e l’Italia dei valori, conclusa la collaborazione, è scoppiata una guerra a carte bollate. Con il professionista che ha citato, sempre civilmente, il movimento numerose volte e per le vicende più disparate: da presunti crediti vantati per prestazioni professionali a richieste di convocazione di assemblee e di sequestro conservativo delle casse del partito. «E sono state tutte respinte - taglia corto Di Pietro - se volete vi mando le carte».
Dai documenti messi a disposizione dal difensore, l’avvocato Sergio Scicchitano, e da quanto ricostruito si capisce che nell’intricata vicenda diversi procedimenti civili sono tuttora pendenti, altri hanno visto le ragioni portate avanti da Di Domenico respinte con le spese processuali divise talora tra le parti, talora messe a carico proprio dell’ex collaboratore di Di Pietro. Spese anche modeste: «Il giudice condanna Di Domenico - si legge ad esempio in una sentenza dell’ottobre 2004 - a pagare le spese processuali liquidate per l’Italia dei valori in euro 100, per spese vive, 300 per diritti e 1.500 per onorari e liquidate per Di Pietro e per la Mura euro 100 per spese vive, 150 per diritti e 800 per onorari ciascuno». Ma si tratta di contenziosi dal contenuto e di natura ben diversa da quella rappresentata ora nei durissimi ed articolati esposti consegnati alla magistratura penale. Si può tranquillamente ipotizzare che il destino di questo fascicolo è doppio: se le accuse di Di Domenico trovassero indizi e riscontri, verrà chiamato in causa chi gestisce il partito e le sue finanze, altrimenti Di Domenico sarà chiamato a rispondere delle sue accuse nelle sede competenti. L’avvocato Di Domenico, contattato dal Giornale, preferisce non commentare: «Non voglio essere strumentalizzato, lascio la parola ai magistrati». «Mi pare strumentale - reagisce ancora Di Pietro - e anche un po’ odioso ricorrere a certi mezzi calunniosi di lotta politica a pochi giorni dalle elezioni». Un’affermazione anche condivisibile: pronunciata oggi dal magistrato che fu il motore di Mani pulite fa sicuramente riflettere.