Il calvario dei nativi americani raccontato da un conquistatore

«Il cinema ci ha abituato a storie di occidentali che, a contatto con gli indiani, si integrano rinunciando alla propria cultura d’origine. Questo spettacolo racconta l’epopea dei pellerossa con gli occhi di un occidentale, che la documenta per oltre venti anni, senza mai perdere la sua identità». Così il regista Massimo Natale racconta lo spettacolo «Ascolta il canto del vento. Il destino degli indiani d’America», che debutta, in prima assoluta, in una serata unica, al Sistina, il 20 aprile, con Marialaura Baccarini e Gabriele Sabatini. Scritto da Ennio Speranza, lo spettacolo è l’annuale evento che la Fondazione Roma dedica a popoli vittime di soprusi, eccidi e guerre, per il «recupero della memoria storica». Protagonista del testo è Edward Sheriff Curtis, fotografo che documentò la storia - e il dramma - dei pellerossa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. È lui a illustrare agli spettatori la tragedia di un intero popolo, dialogando con una donna-spirito, simbolo della cultura indiana. In una scena essenziale, dove compaiono pochi oggetti simbolici, i due spiriti raccontano le loro vicende, dapprima lontani nella diffidenza della diversità, poi progressivamente più vicini, fisicamente e ideologicamente. In scena, pure «I cantori della Siae», coro di trenta elementi, e il chitarrista Matteo Cremolini. A fare da trait d’union tra i protagonisti e i loro punti di vista, infatti, è la musica, con canzoni note - incluso «Fiume Sand Creek» di Fabrizio De André - e brani appositamente composti per la pièce. «Pur citando avvenimenti storici - prosegue Natale - il testo non segue un iter cronologico, ma emozionale, fondato su basi documentarie». Ingresso gratuito, su prenotazione.