Calvini: «Burlando tagli le spese in Regione non i fondi alle imprese»

Al convegno della Uilm duro botta e risposta tra Confindustria e
governatore. Da Malacalza affondo contro il Comune: «Troppa lentezza
nelle decisioni politiche»

di Chiara Barbieri

Burlando azzera i fondi discrezionali riservati alle attività produttive per far quadrare i conti della Regione. Ma Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova, non ci sta: «In momenti così difficili, credo sia giusto tagliare le spese correnti, ma sugli investimenti consiglierei di farli».
Il botta e risposta è nato a margine del convegno organizzato dalla Uilm ieri a Genova.
E proprio mentre al tavolo si parlava della centralità del manifatturiero per Genova, il presidente della Regione Burlando ha dichiarato: «A causa dei tagli dell'ultima finanziaria di Tremonti, cancelleremo nel nostro bilancio 2011 tutti i fondi discrezionali all'industria, manterremo solo le misure necessarie per garantire il trasporto pubblico locale e i servizi sociali alle fasce più deboli. Tutte le politiche discrezionali della Regione vengono azzerate, non per nostra scelta ma per vincoli di legge. Salvo che per i fondi europei non possiamo aiutare il sistema delle imprese».
«Che si tratti di aziende private, aziende pubbliche o istituzioni - replica Calvini - vanno rivisti i costi operativi perché, altrimenti, come le aziende vanno fuori del mercato, le istituzioni non hanno possibilità di investire. Io sono sicuro che si possa fare meglio, bisogna mettersi intorno a un tavolo. Credo ci sia parecchio margine nelle spese di funzionamento, si possono fare tagli nelle spese in denaro ma anche nei tempi, nella burocrazia che pesa, anche in termini di spesa, sulle aziende».
Durante il convegno, dal fronte sindacale, il segretario generale della Uilm Genova, Antonio Apa ha ribadito la disponibilità ad accettare «la sfida della competitività» e come «sia essenziale la cooperazione tra imprese e lavoratori», con una stoccata alla Fiom sulla vicenda di Pomigliano.
Sul fronte delle imprese il richiamo comune è di fare sistema. Ad averlo fatto, già da qualche anno, è Carlo Castellano, il padre di «Genova high tech» che raccoglie 60 imprese e del Dixet - circa 100 aziende - e primo sostenitore del progetto degli Erzelli, la cittadella della tecnologia che prenderà il posto dei container di Spinelli sulle alture di Sestri Ponente.
«Genova è una città che si divide facilmente - dice Castellano - il progetto degli Erzelli ha avuto successo perché è nato dalla volontà dal basso, dagli imprenditori. È indispensabile tenere il passo con i competitors stranieri. I Paesi terzi nei settori dell'high tech stanno crescendo a un ritmo molto elevato: il fatturato di Cina, India e Brasile nel biomedicale, per esempio, è cresciuto nel 2010 del 26%».
Se le imprese genovesi e liguri vogliono mantenere le punte d'eccellenza rappresentate dalla galassia Finmeccanica, dal gruppo Malacalza e da 150 pmi dell'high tech l'imperativo è investire.
Ma se, come ribadito dal presidente Burlando, da una parte mancano le risorse per investimenti e aiuti alle pmi per fare sistema e diventare competitive sul piano dell'internazionalizzazione, dall'altra chi fa impresa deve combattere con le lungaggini della burocrazia e delle norme.
«I tempi dell'impresa sono diversi da quelli della politica e del consenso popolare» ha dichiarato Vittorio Malacalza fondatore della Asg superconductors - 370 dipendenti - , in attesa già da qualche mese di una risposta dal Comune di Genova per sapere se potrà o no avere aree adeguate alla costruzione delle 10 bobine magnetiche che dovranno essere pronte entro tre anni. Una commessa da 156 milioni di euro e una ricaduta occupazionale sul territorio con 150 nuove assunzioni di manodopera qualificata. Malacalza non lascia dubbi: se le bobine non potranno essere costruite a Genova, saranno realizzate da qualche altra parte. «I tempi dell'impresa sono certi e le scadenze vanno rispettate. Abbiamo l'impegno di consegnare prodotti sofisticati entro una certa data e non possiamo sgarrare neanche di un giorno. Di conseguenza, faremo le nostre scelte».
Ha fame di aree e aspetta una risposta dalla politica locale anche Ansaldo Energia - a Genova dà lavoro a 2.900 persone - che da quasi dieci anni chiede uno sbocco a mare, ma nel frattempo è costretta ad assemblare le proprie bobine a Massa.
Le cause della lentezza decisionale, secondo Mario Margini assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, sono da ricercare nella mancanza di deroghe alla discrezionalità. «Occorre - dice Margini - costruire canali preferenziali per dare nuove aree alle industrie genovesi in una tempistica compatibile con le esigenze d'impresa». I buoni propositi però spesso si scontrano con la dura realtà. Lo sa bene Giovanni Berneschi, presidente di Banca Carige secondo cui «i continui ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato scoraggiano chi vuole fare impresa a Genova». Lo sa benissimo Riccardo Garrone, patron della Erg, che parla di «veti incrociati che non fanno crescere la città» citando, velatamente, esempi del passato recente: dalla costruzione del nuovo stadio al rilancio dell'aeroporto.