Calvini e Merlo, tutta la forza degli ottant’anni in due

Nuove regole. Certe. E procedure trasparenti, per il presidente dell'Autorità portuale, che cita spesso il modello del neopresidente statunitense Obama. Ricambio generazionale. Soprattutto per i politici che amministrano gli enti locali, per il numero uno di Confindustria.
Sono le ricette per Genova, da cucinare ovviamente insieme, presentate da Luigi Merlo e Giovanni Calvini durante il loro primo faccia a faccia dal titolo, che è già un evento, Ottanta anni in due. In una città, poi, dove a comandare sono sempre stati proprio gli ottantenni, l'incontro di ieri sera dei due giovani big ospiti di Paolo Odone nella sede della Camera di Commercio, è stato davvero uno scossone. Se da un lato Calvini ha scelto proprio i coetanei del GGR, gruppo giovani riuniti, rappresentati dal costruttore Filippo Delle Piane, per la sua prima uscita pubblica, dall'altro c'è da sottolineare come a stringersi la mano, e a rimboccarsi le maniche per lavorare insieme, siano un imprenditore «liberale» e un amministratore «popolare» con la tessera del Pd. Mai successo. Almeno nella città dove si bada fin troppo all'accoglienza e un pochino meno allo sviluppo imprenditoriale. A coordinare l'incontro è stato scelto un altro figlio d'arte. Il bocconiano Lorenzo Cuocolo, genovese, docente di diritto comparato. Da moderatore ha rivolto le domande ai protagonisti.
Quali sono i tre motivi principali che fanno scappare i giovani di talento da Genova?
Merlo: «Non c'è una fiducia reale della competitività di Genova. Il sistema non è meritocratico e continua un'insufficiente risposta professionale. Inoltre il modello lavorativo non valorizza i nostri cervelli e i nostri talenti che si vogliono affermare. E', in sostanza, una palude che omologa tutto e tutti. Ci vorrebbe il sogno americano come è successo per Obama».
Calvini: «Non c'è riconoscimento del talento. Sono d'accordo. Anzi, molte volte chi alza la testa è oggetto di qualche proiettile. Se si salvano alcuni settori, in tanti altri manca la possibilità di esprimersi e le opportunità di business svaniscono. Tuttavia sono innamorato di Genova e tifo per lo sviluppo reale di questa città che purtroppo è ferma e paralizzata da anni. Si è incantato il disco delle infrastrutture».
Quale modello per il futuro di Genova. Diventeremo anche un polo turistico espositivo come New Orleans e Nizza?
Merlo: «A Genova c'è un forte dirigismo. Come d'altronde si percepisce anche a livello nazionale. Occorre ricercare l'alta qualità e organizzare una programmazione anche in base alla conformazione del territorio. Ben venga il turismo espositivo e ben vengano gli investimenti in porto. Senza dimenticare l'ambiente che deve sostenere l'economia reale come la sostiene nelle principali città moderne internazionali».
Calvini: «Forse nella nostra città manca qualche soggetto di forte peso. Sia a livello politico, sia a livello imprenditoriale. I settori del porto e del turismo espositivo vanno bene, ma occorre considerare anche l'apertura oltre l'Appennino. Ci si deve legare a un sistema industriale padano».
Serve maggiore unità istituzionale?
Merlo: «Ci deve essere un'unità sostanziale e non di facciata. Occorre una grande capacità di confronto lasciando perdere i veti incrociati. Ci vogliono nuove regole certe e procedure trasparenti. Altrimenti non andremo avanti. La nostra sfida, per la ristrutturazione del porto in collaborazione con il Comune, è unica in Italia e tra le poche a livello mondiale. Occorre pianificare insieme per ottenere risultati eccellenti».
Calvini: «Non è detto che le amministrazioni locali debbano per forza andare d'accordo. Sarebbe meglio, certamente. Ma quello che ci preoccupa è che a sedere sulle poltrone che contano ci sono sempre, da anni, le stesse persone».