Cambia l’antico messale Pronto un testo più «vicino» agli ebrei

Dopo l’invito in Sinagoga, Ratzinger accoglie le richieste dei rabbini e modifica la preghiera del Venerdì Santo

Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli ebrei contenuta nel messale tridentino liberalizzato dal recente Motu proprio «Summorum Pontificum»: la pubblicazione del nuovo testo, interamente riformulato, dovrebbe avvenire a giorni. Sparisce il riferimento all’«accecamento» del popolo ebraico. La nuova versione entrerà in vigore già nelle celebrazioni dei fedeli che seguono il rito antico della prossima Settimana Santa.
Nel vecchio testo si pregava – in latino – per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di san Paolo). Come si ricorderà, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì Santo.
Va ricordato che il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei Riti che l’antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede». Papa Pacelli reintrodusse inoltre la genuflessione per quella preghiera. Giovanni XXIII, fin dal 1959, eliminò sia il «perfidis» che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica. Il testo emendato da Papa Roncalli, nell’edizione del 1962, l’ultima del messale antico prima della riforma post-conciliare, è stato liberalizzato da Benedetto XVI nei mesi scorsi. Nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. «Quella preghiera ci preoccupa – aveva detto al Giornale lo scorso settembre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia –. Temiamo che quelli che leggono possano fare due più due e ragionare in questi termini: se noi preghiamo perché Dio tolga l’accecamento dagli ebrei significa che essi sono fuori dalla verità e questo può spingere fino all’antisemitismo».
Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa Sede a intervenire e un’apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, a Pieve di Cadore, aveva parlato della possibilità di una correzione. Benedetto XVI ha approntato una bozza per la nuova preghiera che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l’accenno al vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione. Proprio su questo argomento era intervenuto il segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dal 2003 al 2005 vice dell’allora cardinale Ratzinger), monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che «nella messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».
La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha invitato il Pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. È noto che Ratzinger desidererebbe molto potersi recare in Israele nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi non lasciano per il momento ben sperare.