Cambia la mente, ma non in peggio

La nostalgia infonde dolcezza e malinconia negli animi nobili, ma non aiuta a volgere lo sguardo verso l’avanti per guardare bene la strada che si sta compiendo. La tecnologia di Google instupidisce i giovani?
Incominciamo col dire che se c’è qualcosa che la filosofia insegna con precisione, è che il modo di apprendere la realtà non può prescindere dalle nostre esperienze: non solo attraverso di esse, ma senz’altro con esse. E l’informatica è diventata esperienza quotidiana. Dunque: possiamo avere nostalgia di un mondo senza informatica perché allora eravamo migliori? Non eravamo migliori, eravamo diversi e non per questo migliori. Senza dover tornare ai tempi dei greci e dei romani, quando io ho fatto la tesi di laurea, non esistevano le fotocopie. Si doveva andare in biblioteca con quaderno e penna per ricopiare le parti di libri da citare nella tesi. Nostalgia di quell’esperienza? Una faticaccia terribile, una perdita di tempo mostruosa, ricompensata dall’incontro con qualche ragazza impegnata anche lei in quel genere di lavoro.
Nell’elaborazione delle proprie tesi, gli studenti di oggi hanno maggiore comodità per la ricerca, grande velocità, un’inverosimile massa di informazioni. È evidente che rispetto ai miei tempi e a quelli successivi, i problemi di apprendimento, di elaborazione dei dati cambiano radicalmente. È la mente a cambiare il tipo di disposizione alla ricerca: dovrà impegnarsi, per esempio, nella selezione delle informazioni, nella loro connessione e relazione. Se una volta il giovane intelligente era quello che tra gli schedari delle biblioteche sapeva scegliere i libri opportuni, adesso il giovane capace è quello che sa usare con la corretta metodologia culturale ciò che gli dice Google. Ma non solo, rispetto al passato ha la straordinaria opportunità di relazionare l’una coll’altra le informazioni per navigare verso la meta stabilita.
La mente di un giovane di oggi è allenata a queste correlazioni che rappresentano il centro strategico da cui procedere per la propria ricerca. Allora, tutti più bravi di un tempo i nostri ragazzi? No. Ma la responsabilità non è di Google, bensì del fatto che si sono abbassate enormemente le pretese che gli adulti hanno nei loro confronti. Esigere un buon profitto scolastico, sembra un atteggiamento vessatorio dei genitori; a scuola non si boccia più; le tesi di laurea sono di qualità modestissima. Tutto questo, però, non esclude che ci siano giovani preparatissimi e in grado di presentare tesi di laurea eccellenti. Chi sono costoro? Quelli che non usano Google? Non scherziamo. Lo usano con grande sapienza, ottenendo risultati impensabili senza l’informatica.
La questione è tutta qui: ci vuole intelligenza. Intelligenza per dominare lo strumento tecnologico, per selezionare le informazioni, per scegliere le giuste connessioni, per stabilire la meta da raggiungere senza perdersi nell’oceano della virtualità. Soprattutto ci vuole un giovane educato a faticare su Google come sui libri, educato al valore della conoscenza e non all’esaltazione della superficialità, che è la vera pestilenza di cui sono affetti troppi giovani d’oggi.