Cambia la scuola E ora gli studenti saranno più liberi

Alberto Giannino*

Fu Giovanni Gentile, filosofo dell’attualismo, ministro fascista della Pubblica istruzione (ucciso dai partigiani nel 1944 dopo l’8 settembre 1943), a varare l’ultima riforma della scuola italiana delle scuole superiori, nel 1924, che ha formato milioni di studenti e studentesse. Ora, dopo 80 anni, il ministro della Pubblica istruzione, Letizia Moratti, esponente del governo Berlusconi, ha modificato gli assetti della scuola italiana, elaborando una riforma della scuola che prevede l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino ai 18 anni e mettendo, al centro della scuola, il processo educativo e formativo dello studente. Una innovazione pedagogico-didattica importante che mette in evidenza un diverso modello di concepire le finalità della scuola. Berlinguer, nella sua riforma, parlava di «addestramento», la Moratti, invece, parla di «educazione». Come si vede, due concetti antitetici e contrapposti che evidenziano la diversa concezione dell’uomo, della pedagogia, della scuola e della cultura.
La Moratti, mette al centro lo studente con i suoi bisogni educativi: lo studente non è un «caso», non è un «problema», ma una «risorsa umana», e soprattutto una «persona», come diceva il filosofo cristiano Mounier. Ed è una differenza di non secondaria importanza.
Per l’ex ministro Berlinguer, lo studente, doveva essere «addestrato»; una visione che risente del suo retaggio marxista che vuole un’impostazione materialista, tecnica e scientista della società e dell’uomo. Tutta la riforma del ministro Moratti ruota attorno al concetto di educazione, che deriva dal verbo latino «educere» (tirare fuori e condurre per mano). Ecco, gli insegnanti dovranno «tirare fuori» abilità, competenze e «condurre per mano» lo studente lungo il percorso di studi che sceglierà. Abbiamo visto che, oltre al liceo classico, scientifico, linguistico, artistico, ci saranno il liceo delle risorse umane, il liceo economico, tecnologico e musicale-coreutico.
Il ministro Moratti ha fatto poi delle innovazioni in alcune discipline: l’inglese verrà insegnato sistematicamente accanto a un’altra lingua comunitaria obbligatoria; inoltre ci sarà più spazio per le scienze motorie e sportive, per lo studio dell’informatica e della musica. Altre discipline potranno rientrare nell’offerta formativa aggiuntiva prevista dalla Riforma. Il discorso dell’obbligo scolastico (che da 9 anni passa a 12 anni) è fondamentale, perché lo studente potrà anche alternare scuola e lavoro, attraverso i passaggi previsti dalla Riforma tra l’istruzione (i licei) e la formazione professionale e viceversa. Lo studente potrà, infine, seguire stage e fare tirocini nelle aziende, senza necessariamente arrivare all’Esame di Stato. In questo modo, si valorizzerà lo studente, le sue attitudini e le sue capacità ed egli uscirà dalla scuola con una qualificazione e una professionalità pronto per l’ingresso nel mondo del lavoro.
I docenti, che con il sistema della valutazione, dovranno «rendicontare» la qualità del lavoro svolto e presenteranno un piano dell’offerta formativa di qualità, e non già di basso profilo. Stipuleranno con gli studenti un «patto formativo» che saranno tenuti a rispettare. Quindi, la libertà d’insegnamento contemplata dalla Costituzione, sarà garantita, ma allo studente verrà assicurata anche la libertà di apprendimento. In questo modo, si eviteranno manipolazioni della storia, indottrinamenti vari e si consentirà agli studenti, per esempio, di conoscere anche la filosofia cristiana (Agostino, Tommaso, Pascal, Rosmini, Maritain, etc.) e non solo alcuni filosofi come Cartesio, Giordano Bruno, Marx, Hegel, Freud e Nietzsche, come accade ora. L’importante prima era allevare una generazione di studenti materialisti e atei…
Adesso, gli studenti, conosceranno, oltre gli orrori del nazismo, quelli del comunismo con i suoi 80 milioni di morti provocati da regimi autoritari. In conclusione, lo Stato, con la riforma del ministro Moratti, assicura il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. E perseguirà la formazione intellettuale, spirituale e morale dello studente.
*Presidente Associazione docenti cattolici