Cambia la squadra dei difensori: arriva Coppi, il legale di Andreotti

Subentra a Piervito Bardi che ha detto: «Il castello di carte rischia di cadere»

da Potenza

L’avvocato di Potenza Piervito Bardi, uno dei difensori di Vittorio Emanuele di Savoia, ha annunciato ieri pomeriggio in una conferenza stampa di essere uscito dal collegio difensivo del principe per far posto al collega di Roma Franco Coppi (già difensore di Andreotti, come Giulia Buongiorno, che difende il figlio del Savoia, Emanuele Filiberto).
«Ho fatto questa scelta - ha detto Bardi, che ha parlato dopo l’interrogatorio di garanzia al principe - per favorire l’arrivo nel collegio difensivo di un collega di tale spessore. Per Coppi ho una stima profondissima e un rapporto personale».
Bardi ha spiegato che la difesa di Vittorio Emanuele sarà formata ora da Coppi e dall’avvocato milanese Lodovico Isolabella (legale di fiducia di Casa Savoia).
Referenti a Potenza del collegio difensivo rimarranno gli avvocati potentini Donatello Cimadomo e lo stesso Bardi. Ma prima di gettare la spugna l’avvocato Bardi non ha risparmiato una frase sibillina: «Il castello può cadere» in riferimento alle pesanti accuse, mosse contro Vittorio Emanuele di Savoia.
Il professionista potentino, in merito all’interrogatorio del principe di Savoia, ha sostenuto che si è svolto in un «clima sereno». «Lui - ha aggiunto - ha fornito la sua versione su tutti i capi di imputazione. Rispondere è una scelta in cui si è riconosciuto».
Sul fatto che il principe abbia o meno ammesso alcuni episodi e circostanze, Bardi ha precisato: «Riconoscersi nelle foto o in una telefonata non significa ammettere qualcosa. Ha spiegato i contatti con le persone ed ha fornito la sua versione». «Continuo a credere - ha replicato ancora Bardi - che ci saranno delle sorprese perché la realtà è diversa da quella scritta nell’ordinanza».
Alla domanda se anche questa sarà una delle inchieste su cui il riesame si pronuncerà favorevolmente per la procura, l’avvocato ha aggiunto polemizzando: «Questa è la realtà che viviamo a Potenza, il tribunale del riesame è senza dubbio terzo. Non credo, poi, di fare affermazioni eclatanti se aggiungo che il gip è notoriamente appiattito sulle posizioni del pubblico ministero. Noi crediamo che questa vicenda deve essere letta nella sua interezza. Cioè bisognerebbe ascoltare anche le telefonate e non leggere solo la trascrizione. Questo, però, non ci è stato possibile perché nessuno ha saputo dirci dove siano i nastri».