La prima cambiale a Bertinotti: indagine sul G8

In vista del voto Rifondazione impone all’Unione una commissione parlamentare sui fatti del 2001 a Genova

Emanuela Fontana

da Roma

Non volevano prendere le impronte ai clandestini per tenere lontani dall’Italia i terroristi, ma chiedono di marchiare i caschi dei poliziotti con numeri identificativi. Non volevano una commissione d'inchiesta sul dossier Mitrokhin che si occupa di decenni di spie e ora vogliono quella sul G8 di Genova, per far luce sulla morte di Carlo Giuliani e sulla «responsabilità delle forze dell’ordine».
L’Unione non ha ancora un programma ufficiale, ma stanno arrivando i primi sì alla costola più radicale della coalizione, la recuperata Rifondazione comunista. È con comprensibile soddisfazione, dunque, che Graziella Mascia, del Prc, annuncia sul quotidiano Liberazione il via libera dagli alleati a una richiesta del partito di Bertinotti: «Inchiesta sul G8, sì dell’Unione», titola il quotidiano comunista. L’intervento della Mascia inizia così: «È accordo al tavolo dell’Unione per due impegni di legislatura del 2006, per noi di straordinario valore simbolico: l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti di Genova e l’approvazione di norme in materia di identificazione delle forze dell’ordine».
L’idea di Rifondazione parte da una forte critica alla giustizia italiana: «Proprio perchè ci è chiaro - si legge su Liberazione - che la giustizia, in Italia e non solo, negli ultimi anni in particolare si manifesta per il suo carattere di classe, forte con i deboli e debole con i forti, il nostro impegno si è indirizzato in questi anni a una rilettura dei fatti di Genova».
Rifondazione ritiene il «sì» dell’Unione una vittoria, perché, ricorda Mascia, «il centrosinistra era al governo quando una violenta repressione aveva colpito il movimento a Napoli e non aveva mai sentito bisogno di aprire un’inchiesta su quei fatti». Insomma, una bella «discontinuità sul passato». L’approvazione degli alleati è stata messa nero su bianco in un testo redatto dal «gruppo di lavoro sulla sicurezza». Un documento in cui l’Unione dà il via libera a un’altra importante questione posta da Rifondazione: l’identificazione delle responsabilità della polizia. I poliziotti «colpevoli di abusi e violenza nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz - scrive l’esponente di Rifondazione - erano tutti travisati, perciò difficilmente riconoscibili nelle aule di tribunale». Ecco dunque la proposta: marchiare sul casco e sulla divisa di ogni poliziotto «un numero che consenta di identificarlo». In questo modo le forze dell’ordine «si sentiranno maggiormente responsabili» e «forse i giovani si sentiranno più tranquilli nell’andare in piazza a far sentire la loro voce».
Sono proseguiti intanto anche ieri gli interrogatori nel processo genovese sulla perquisizione alla scuola Diaz, in cui 29 poliziotti sono accusati di violenze. Ronnie Brusetti, il ragazzo che nei giorni del G8 organizzò il media-center, ha dichiarato che nella palestra della scuola erano stati allestiti «training per azioni non violente». «I ragazzi - ha spiegato in aula - imparavano come affrontare le situazioni di pericolo senza reagire e senza entrare nel panico». L’altro teste della giornata, il medico del Social forum Massimo Costantini, ha riferito invece di aver visto il pestaggio di un ragazzo con «manganelli e calci nella pancia».
Siccome la magistratura «protegge i forti», l’Unione avvierà comunque una commissione d’inchiesta, qualora dovesse vincere le elezioni, nonostante ci sia un processo in corso. Ma neanche questo «sanerà le nostre ferite genovesi», conclude l’articolo di Liberazione.