Cambiano i toni e le parole, il degrado resta

Calderoli: «Tutti abbiamo sentito bene»

Sarà stato per l’inaspettato polverone sollevato. O magari per l’impatto mediatico che ha avuto l’intera vicenda. E forse anche per la reazione non proprio felice del sindaco. Fatto sta, che il giorno dopo il preoccupato discorso rivolto al sindaco di Roma (e leader del Pd) Walter Veltroni e agli altri amministratori del Lazio, descritto dalla maggior parte dei media come una «severa bacchettata», è arrivato dalla sala stampa vaticana una specie di «segnale di distensione, risultato delle forti pressioni diplomatiche (e non) messe in campo dal sindaco. Il giorno prima il Pontefice aveva denunciato i «mali» dell’Urbe, descrivendo la capitale come sempre più povera e insicura. E ieri la precisazione della Santa Sede: in una nota si precisa che le parole del Pontefice sono state «strumentalizzate» a livello politico. «Non era certo intenzione del Papa sottovalutare l’azione sociale che i responsabili della Città di Roma e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno». Da Oltretevere si ricorda infatti come in diverse occasioni, Benedetto XVI, «nella sua qualità di Vescovo di Roma», ha evidenziato tutto ciò che di buono è stato fatto. Ma allo stesso modo «egli non poteva non evocare, dando voce a tanti che a lui si rivolgono, alcune problematiche umane particolarmente urgenti, che vanno affrontate con il contributo di tutti». Più che una retromarcia, la nota della Santa Sede suona a molti come una mossa diplomatica, fatta solo per non compromettere i rapporti con il Campidoglio e per togliere il sindaco-segretario dall’imbarazzo che si era creato dopo l’udienza. Dagli ambienti del Campidoglio si racconta, infatti, di un pomeriggio difficile, con Veltroni diviso tra il montare delle polemiche, la difficoltà di replicare a quelle parole («con il Papa non si polemizza, anche se dispiace perché non si è tenuto conto di tutto il lavoro fatto finora» avrebbe detto ai suoi) e anche la necessità di dare comunque un segnale che ammorbidisse il tono di quel «gravissimo degrado» denunciato dal Pontefice. Si racconta che, arrivato nel suo ufficio nella sede del Pd, Veltroni abbia attivato «alcuni canali diplomatici», chiedendo al Vaticano una nota ufficiale che «smorzasse un po’ le critiche». Tentativo rimasto senza esito fino a ieri mattina, quando, finalmente, è arrivato il chiarimento della Santa Sede, a cui ha fatto immediatamente seguito «la gratitudine» di Veltroni. Per molti rimane un «alone misterioso» intorno alla nota della sala stampa vaticana, anche perché, come sottolinea Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra, «Veltroni attribuisce al Papa le dichiarazioni di un ufficio del Vaticano. Come per le parole pronunciate a Ratisbona, tutti i mitigatori professionali si sono attivati». Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, prima della nota della Santa Sede accusava: «È intollerabile che personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo si schierino a difesa della fallimentare amministrazione Veltroni». Vivendo nell’agio, secondo Cesa «non si rendono evidentemente conto del degrado della capitale con fasce sempre più ampie di cittadini sulla soglia della povertà». E il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli commenta in modo secco: «Excusatio non petita accusatio manifesta». Per il leghista le parole del Santo Padre «non necessitano di interpretazione alcuna».