«Cambiare il progetto sarebbe una follia»

(...) trasmettere al Cipe per il via libera finale ai finanziamenti governativi. Alla Pisana il Campidoglio invia gli 82 faldoni del progetto preliminare. Ma un certosino ingegnere del «comitato di base Rione Borgo» segnala che fra le planimetrie specifiche e gli elaborati sintetici ci sono delle incongruenze, in particolare a proposito dell’indice di vulnerabilità degli edifici interessati dal tracciato della linea C che attraversa il centro storico.
Il meccanismo dei correttivi si mette in moto, la Regione Lazio dopo un attento esame del carteggio dà il semaforo verde, e quando il Cipe decide di sbloccare e finanziare il progetto, il Campidoglio fa festa neanche fosse tutto merito suo. E omette di far cenno all’elaborata relazione tecnica che nel frattempo gli esperti del governo avevano messo a punto sollecitando una serie di miglioramenti al progetto per ottimizzare l’infrastruttura sotto il profilo della tecnologia, garantirne gli standard di sicurezza e razionalizzare il rapporto costi/benefici con un’attenta disamina dei flussi di passeggeri previsti dagli studi preliminari.
La macchina della «grande opera», grazie ai finanziamenti del governo, si mette dunque in moto per il verso giusto. Prende avvio il bando di gara, ma a un certo punto Italia Nostra e Cesia chiedono di sospendere tutto, per puntare sulla «metropolitana su gomma» e ripartire da un nuovo progetto. «Ma la Legge Obiettivo, nel cui piano rientra il progetto all’esame del Consiglio di Stato - commentano i legali Magrì e Sevi Scafetta - impone procedure improntate alla massima efficienza e alla rapidità». Gli avvocati sono dunque «fiduciosi», e affermano di «condividere pienamente la corretta e prudente decisione del Tar. Dopo che la Ragione Lazio - spiegano - e con essa il Cipe, il governo, il Comune di Roma e la società Roma Metropolitane hanno legittimamente e concordemente operato in tutte le sedi istituzionali, tecniche e amministrative, per dotare la capitale di una moderna ed efficiente nuova metropolitana “su ferro”, bloccare ora l’inizio dei lavori previsto nella prossima primavera e ricominciare ex novo la procedura con un diverso progetto, significherebbe far scontare alla capitale l’ingente danno sociale ed economico del ritardo di anni per una metropolitana di urgente necessità». Il rischio, sottolineano gli avvocati, «è che in futuro possano essere dirottate altrove le risorse finanziarie oggi già destinate dal Cipe, con le delibere di cui si sta chiedendo l’annullamento, alla realizzazione della metro C».
In fiduciosa attesa del Consiglio di Stato anche Fabio Ciani, assessore regionale alla Mobilità. «L’impugnativa del progetto e del bando di gara da parte di alcune associazioni - dice - permetterà al Consiglio di Stato, così come già al Tar, di valutare la correttezza dell’operato regionale e la fondatezza di tutte le ragioni che hanno ispirato le istituzioni chiamate in causa». Ovvero, in primo luogo il governo. E se lo dice un esponente della Giunta Marrazzo, qualcosa dovrà pur significare.