«Cambiare lo statuto del consiglio perché le scelte le faccia l’assemblea»

Una delibera dei capigruppo della Cdl chiede di rivedere l’articolo 29. L’azzurro Bruschi: «Serve equilibrio»

Gianandrea Zagato

Prossima tappa, Pedemontana. La Provincia di Milano è pronta a cedere il dieci per cento della sua quota - ne possiede il cinquanta per cento - a Banca Intesa. Ma, attenzione, senza nessuna gara di evidenza pubblica.
A sostenerlo è Max Bruschi, vicecapogruppo provinciale di Forza Italia: «È l’ultima autostrada italiana ad aver avuto la concessione. È un bocconcino prelibato che, il diessino Filippo Penati, è pronto a offrire a quell’istituto di credito che gli ha permesso - in cambio delle azioni di Serravalle date in pegno - di conquistare parte di quella quota che era di Marcellino Gavio. E che dopo aver avuto pure la presidenza della società di Assago, adesso sale anche in Pedemontana».
Fotografia di una scelta politica che, secondo Bruschi, rischia di non passare dall’aula consiliare di Palazzo Isimbardi: «Nonostante le richieste sia dell’opposizione che del presidente del consiglio, Vincenzo Ortolina, Penati non chiama l’assemblea elettiva a decidere sulla compra-vendita delle azioni delle società da noi partecipate». Sopruso che, naturalmente, Ortolina (Margherita) si guarda bene dal condannare pubblicamente lasciando così all’opposizione consiliare il compito di difendere il ruolo di indirizzo politico dell’assemblea consiliare violato da Penati. Come? Con la modifica dell’artiolo 29 dello statuto provinciale: una delibera firmata dai capigruppo della Casa delle Libertà fissa «un possibile e più avanzato equilibrio di competenze» ovvero alcuni paletti per evitare di «spostare in sedi improprie, quali i tribunali della Repubblica, il dibattito consiliare».
Tema caldo dopo la scoperta che «la società Milano Metropoli (ex Asnm), guidata dal diessino Fabio Terragni, ha ottenuto cento milioni di euro da Banca Intesa per “finanziare progetti di sviluppo votati al successo economico”» spiega Bruno Dapei: «Quella struttura controllata dall’assessore Luigi Vimercati, fratello del capo di gabinetto del presidente Penati, è sempre più fuori dal controllo del consiglio, anche se controllata al 40 per cento dalla Provincia. Anche molti consiglieri di maggioranza vorrebbero verificare quello che accade in quella società guidata dai soliti sestesi». Motivo che spinge Forza Italia insieme a An, Udc a reclamare «la discussione urgente della delibera anti-scatole cinesi. Altrimenti? Rischiamo che scappino altri buoi».
Rischio di troppo per un’amministrazione provinciale che «viola il patto di sindacato con il Comune» e che «risponde picche alla richiesta di Palazzo Marino di assegnare al presidente designato dal Comune, Bruno Rota, il ruolo di “internal auditing”»: «Testimonianza di non volere affatto occhi indiscreti all’interno delle società partecipate». Non è dunque esagerato pensare che, nel futuro, Penati voglia continuare «a fare il padrone» senza mai «garantire gli impegni sottoscritti».