Cambiasso: "L’Inter è irraggiungibile"

Il centrocampista nerazzurro si racconta al &quot;Giornale&quot; alla vigilia della ripresa del campionato: &quot;Non so se siamo imbattibili. I numeri però dicono che siamo già entrati nella storia&quot;. <a href="/a.pic1?ID=233479" target="_blank"><strong>Dida, ultima chiamata per la porta maledetta</strong></a>

Riccardo Signorinostro inviatoad Appiano GentilePotrebbe cambiare mestiere. Chi l’ha visto giocare racconta che nel basket farebbe successo: in serie A, naturalmente. Ma a questo punto l’Inter sarebbe nei guai.
Cambiasso, ha fatto il vaccino antiinfluenzale?
«Mi auguro di non prenderla».
Chiaro il problema?
«Sì, dicono che in questo momento sono indispensabile. Io rispondo: per fortuna gioco tanto, sono contento perché per un calciatore è la cosa più bella».
Anno 2008, ricomincia il campionato. Il centrocampo dell’Inter sarà un problema?
«Finora ce la siamo cavata bene, nonostante gli infortuni. Il resto sono valutazioni della società».
Maniche può servire? Perché sì? Perché no?
«Non parlo mai di mercato e non parlerò. Decidano gli altri».
Problemi a parte, dov’è la forza dell’Inter?
«Nella mentalità di ogni giocatore, abbiamo sempre pensato al gruppo. Ognuno sa farsi trovare pronto. Tanti infortuni? Bene, la squadra non ha mai giocato sotto il suo livello».
La sorpresa?
«Avere tanti infortuni e, in tal senso, avere tanta sfortuna. Fra l’altro non sono problemi muscolari. No, uno si rompe un osso, un altro ha problemi al piede, due si fanno male al ginocchio. Tutti insieme non te li aspetti».
La sfortuna è stata la vera avversaria?
«Direi di sì. Speriamo sia tutto finito con il 2007. E il 2008 sia diverso in questo senso».
Tanti dicono: l’Inter è imbattibile...
«Imbattibile perché vedono la nostra forza nei momenti difficili, quando potevamo dimostrare debolezza. Invece siamo riusciti ad essere bravi. I numeri parlano per noi. Imbattibile? Dico irraggiungibile, pensando al record dell’anno passato. Tante vittorie consecutive: qualcosa che resterà nella storia. Ci vorranno tanti anni per batterci».I
Invece in campionato c’è la Roma: unica avversaria?
«Sapevamo che valeva. Mancava la quantità di giocatori. Ora ci sono. Ma fin dall’inizio ho detto che anche la Juve avrebbe lottato. Non hanno la Champions, era da aspettarselo».
Parliamo del Liverpool: l’Italia vi aspetta come ad una finale?
«Non so quanto conti per la gente, a noi interesa passare. Per la finale c’è tempo. Il Liverpool è una grande squadra, ha un allenatore bravo che conosco da quando era al Valencia. Due partite toste».
Moratti, ultimamente, ha detto che gli pesa il bilancio in rosso. E gli è spiaciuto perdere la finale in Dubai: 300 mila dollari in meno. Non le sembra un avviso alla squadra?
«Avrei voluto sentirlo. Leggere non è lo stesso che sentire. Come quando usi il messaggio: una parola scritta è fredda. La stessa parola può essere detta in modo diverso. Conta l’emozione che susciti. Credo che questa squadra stia facendo quello che Moratti ha sempre voluto».
Inter fisica? O Inter di qualità?
«Le due cose non si possono separare. Ibra è tutto fisico, ma ha qualità nei piedi. Nel calcio entra tutto: qualità, tecnica, fisico, psicologia. Pensate a Garrincha o Pelè: gente di qualità. Ma se Garrincha non aveva velocità... Puoi far tutte le finte che vuoi: non vai via a nessuno».
Il segreto di Cambiasso? Ogni anno un miglioramento...
«Migliorare è il fine di un calciatore. Se pensi di non aver più niente da migliorare, significa che cominci a perdere colpi».
Gran centrocampista, col piacere del gol?
«Segnare? Lo si fa per mestiere. E mi piace da morire».
Quest’anno pensate di avere sorpreso qualcuno?
«Parlerei di conferma, più che di sorpresa. Tanti pensavano che saremmo stati appagati, che ci sarebbe stato rilassamento. Invece la squadra ha mostrato maturità: la storia si fa di giorno in giorno. La storia ce la facciamo noi».
Non le sembra un campionato noioso?
«È il calcio d’oggi. La sconfitta crea sofferenza, dunque ne perde lo spettacolo. A me diverte giocare per lo spettacolo, ma è vero che nel calcio mondiale, non solo italiano, ci sono partite inguardabili. Tutti difendono anziché segnare».
Quest’anno avete un’ottima difesa...
«Anche l’anno passato. Siamo una squadra che attacca, cerchiamo di far un gol più degli altri. Ma se vinciamo 4-3, subito si analizza per tre ore perché abbiamo subìto tre gol».
Com’è il calcio in Italia?
«Il Milan ha vinto Champions e Intercontinentale, noi e la Roma ci facciamo rispettare in Europa, la nazionale ha vinto il mondiale. Il calcio italiano può essere solo orgoglioso».
Com’è il Paese Italia?
«Per un argentino è quello che più somiglia al nostro. Non a caso ci troviamo bene fin dal primo giorno».
Champions, scudetto, 100 anni dell’Inter, cosa conterà di più?
«Aggiungerei anche la coppa Italia. Conterà mantenere la nostra mentalità. Quella non si compra, sennò tutti metterebbero mano al portafoglio. All’Inter auguro di continuare così. I tifosi lo meritano dopo avere sofferto un po’ di anni. È banale promettere trofei, non puoi garantire».
Scusi Cambiasso, perché lei, così concreto in campo, è così sgusciante nelle interviste?
«Conta essere concreto nel mio ufficio, cioè in campo. Se un giorno mi diranno che, essere meno sgusciante nelle interviste, fa rendere di più in campo, lo farò».