«Cambierò Confindustria in 10 mosse»

Entra nel vivo la lotta per la presidenza di Confindustria tra Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi i concorrenti in gara per la successione ad Emma Marcegaglia. Ieri il patron della Brembo, da otto anni vice presidente (attualmente in carica con la delega per le Relazioni industriali), ha indirizzato ai membri di giunta e ai presidenti delle associazioni un documento in 10 punti, facendo soprattutto leva sul concetto di «rifondazione» dell’associazione. L’operazione di Bombassei, che si è rivolto al lettore-industriale dandogli del «tu», apre i giochi non senza sorprendere buona parte della platea associativa. Così sono stati in molti, ieri, a sottolineare l’irritualità di questa iniziativa e del metodo - quello di una lettera personale - non previsto dallo statuto. Mentre Squinzi non ha voluto commentare, ma ha fatto sapere che il proprio programma arriverà presto, nel giro di due-tre giorni. E comunque non con prevede una «rifondazione», ritenuta non necessaria.
Bombassei parte da un’analisi della difficile situazione attuale dove «nello stato d’animo degli italiani è assente quella forza che, nonostante il rallentamento in corso, trainerà l’economia globale fuori dalla crisi». Il riferimento e ai giovani che invece di vedere nella trasformazione in corso la possibilità di costruirsi una migliore prospettiva di vita sono scoraggiati dalla difficoltà di trovare lavoro. Per questo Bombassei auspica che la cultura tecnica diventi una priorità nazionale per dar modo alle aziende italiane, in gran parte piccole e medie, «di poter trovare le professionalità di cui hanno bisogno».
Nel programma di Bombassei è per l’appunto centrale la «rifondazione» della stessa associazione. «Impegno primario sarà quello di riuscire a dare alle imprese di ogni dimensione e settore, una «scatola degli attrezzi», costruita a livello interconfederale, dalla quale ogni azienda possa scegliere il modello di contrattazione più coerente con le proprie esigenze». Nella convinzione «che sia sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è vero proprio il contrario. Appartenere a Confindustria significa disporre di un ulteriore valore aggiunto a disposizione dell’impresa». Un messaggio rivolto alla Fiat e a Marchionne, che lo stesso Bombassei dovrebbe sostenere.
Quanto alla politica, il candidato bergamasco non ha dubbi: «Una rinnovata leadership è oggi indispensabile per guidare il Paese non solo fuori dalla crisi, ma anche nella nuova dimensione globale che si va delineando». Si dice inoltre convinto della necessità di mantenere Confindustria fuori da qualunque schieramento politico per «mantenere un’assoluta indipendenza dagli schieramenti». Sulla parte più difficile, ossia le ricette per aiutare le imprese, Bombassei propone «un impegno maggiore per rappresentare le imprese italiane in Europa dove ci sono interessi diversi e spesso divergenti». Secondo il candidato alla presidenza «l’interesse delle nostre aziende si fa sempre di più in Europa dove, purtroppo, l’Italia non riesce a far valere il proprio peso». Inoltre, sottolinea, bisogna «ossessivamente guardare al di fuori del nostro Paese. Un orientamento che comprende anche l’obiettivo di internazionalizzazione del nostro sistema produttivo da cui dipende, in ultima analisi, il futuro dell’Italia. Confindustria deve battersi con maggior energia per far sì che il supporto pubblico in favore della internazionalizzazione diventi più forte e più efficace».
Per il vice presidente per le Relazioni industriali è inoltre necessaria una profonda semplificazione dell’organizzazione. «Le cifre - ha spiegato nel documento - sono eloquenti: 18 Confindustrie Regionali; 100 Territoriali; 25 Federazioni di Settore, 2 Federazioni di scopo, 101 Associazioni di Categoria, 21 Soci aggregati. In tutto 267 organizzazioni associate». Bombassei propone dunque una semplificazione. Un punto molto importante che se non troverà consenso «condannerà Confindustria a un lento, ma inesorabile declino». Sull’urgenza della nuova struttura Bombassei non ha dubbi. «Dobbiamo, in tempi molto stretti, immaginare un modello organizzativo snello. Una soluzione che possa finalmente essere presentata anche in inglese ai colleghi delle altre Associazioni europee avendo la certezza di essere compresi, al contrario di quanto oggi avviene».