«CAMBIO MOGLIE», UN INUTILE REALITY

Dalla programmazione satellitare si può importare il meglio come il loffio. E se il meglio si chiama, ad esempio, Casalinghe disperate o l'imminente Lost, il loffio si avvicina abbastanza al semi-reality Cambio moglie (martedì su La7, ore 21,30) che dopo aver fatto rodaggio sul canale FoxLife è approdato alla tv generalista in prima serata. Lo abbiamo chiamato semi-reality perché non è un reality tradizionale, se intendiamo con questo termine il meccanismo consolidato e soporifero delle nomination, delle eliminazioni, del rito melenso dei baci e abbracci agli esclusi, con relative imprecazioni alla crudeltà della formula ecc. In questo caso si vorrebbe sperimentare un tipo di reality documentaristico, un test quasi antropologico: che succede se per otto giorni due coppie si scambiano moglie e marito, accettando di cambiare casa, città, abitudini, sicurezze, dovendo fare i conti con un ambiente completamente diverso? Per i primi quattro giorni la vita si deve svolgere, per regolamento, secondo le consuetudini ereditate dalla vecchia gestione familiare, cosicché ad esempio la super precisina Lidia deve farsi violenza per sopportare il disordine dell'abitazione di Annamaria, mentre il muscoloso Alessandro ha non pochi problemi a reggere i gusti intellettuali della nuova compagna che gli è toccata in sorte. Negli ultimi tre giorni spazio invece alla rivoluzione di gusti e abitudini, allo scopo di mettersi in gioco. Il grosso limite di Cambio moglie è l'intento didascalico, voluto o no, che si sparge come una patina per tutta la durata del programma. È tutto troppo detto, troppo dichiarato, a cominciare dal chiaro obbiettivo di far calare le persone nella classica «realtà sociale e culturale diversa», per vedere l'effetto che fa. L'esito diventa prevedibile, perché la presenza delle telecamere attutisce la possibilità di una realistica fotografia d'ambiente subordinandola alle scontate schermaglie di coppia (peraltro assai meno divertenti di una sitcom sul tipo Vianello-Mondaini) e a una morale che sembra voler strizzare l'occhio a un tranquillizzante perbenismo familiare: attenti a cambiare, perché anche con le questioni di famiglia vale il detto: si stava meglio quando si stava peggio. Ultima annotazione: Cambio moglie è un reality loffio perché, nell'evidente volontà di non andarsi a cercare rogne, si sottrae a ogni rischio di concreto accenno sentimentale tra i partecipanti all'esperimento. Il che evita le potenziali derive boccaccesche e qualunque possibile protesta moralizzatrice del Moige, ma toglie credibilità alla documentazione antropologica e vivacità a quella parte del programma che vorrebbe essere più giocosa e accattivante.