Cambio di programma al gala: Caravaggio scoperto per 810 invitati

Cena di gala all’ombra di Caravaggio. Contrariamente ai programmi iniziali La conversione di Saulo, incorniciata da un tendone di velluto rosso, citazione del palcoscenico scaligero appena chiuso, è rimasta esposta agli 810 invitati per tutta la durata della cena di gala. Fino al pomeriggio, infatti, la scaletta della serata prevedeva che il palcoscenico si aprisse con effetto scenografico all’ingresso dei primi ospiti, per poi chiudersi all’arrivo degli antipasti - zelante riguardo verso gli ospiti non cattolici - e riaprirsi a mo’ di saluto al termine della cena. Una decisione dell’ultimo momento ha scompaginato il programma e Caravaggio ha potuto fare bella mostra di sé in sala Alessi durante il dopo Scala. «Quel quadro proviene da una casa e non da una chiesa, ed era esposto perché è Caravaggio, non in quanto soggetto religioso - è il commento di Vittorio Sgarbi, scandalizzato dall’idea che il quadro potesse venire coperto -. D’altronde lo stesso sindaco esprime a casa sua l’Immacolata concezione di Guardi proprio vicino alla sala da pranzo. Coprirlo sarebbe stato un gesto di oscurantismo culturale».
Gli ospiti sono arrivati alla spicciolata a partire dalle 22,40 insieme al sindaco, avvolta in un Armani di seta blu, a fare gli onori di casa. Al tavolo del sindaco, al centro nel cortile, immerso in un’atmosfera verde, da giardino incantato, grazie al sapiente allestimento degli architetti Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, i ministri La Russa, Bondi, Alfano e Rotondi, i sindaci di Buenos Aires, di Francoforte e Kiev, i capi di stato di Togo, Albania, Ruanda, il cancelliere austriaco e il governatore di San Pietroburgo. All’ingresso in sala del maestro Daniele Gatti, seduto con il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, uno scroscio di applausi. Nel tavolo accanto Fedele Confalonieri, Veronica Lario - che ha chiacchierato a lungo con il sindaco - Luigi Berlusconi, Mario Monti, Bruno Ermolli, Umberto Veronesi. E ancora Ferruccio de Bortoli, Bruno Vespa, Francesco Micheli, Luigi Roth, Paolo Glisenti, Cesare Rimini, Angelo Provasoli, Corrado Passera, Carlo Sangalli.
In un’atmosfera incantata, con le note del Don Carlo che aleggiavano ancora nell’aria la cena milanese, protagonisti il risotto con lo zafferano afghano, offerto dal sindaco, e la dadolata di ossobuco con purea di patate, cucinati con perizia dal ristorante Da Vittorio, hanno deliziato i palati dell’alta società milanese. Organizzazione perfetta, con una sola pecca: in ritardo di circa un’ora sulla tabella di marcia.