Cambio in Rai, per Masi nuovo incarico in arrivo

Manovre ai vertici di viale Mazzini. Il direttore generale sempre più vicino a un altro posto di prestigio.
Per sostituirlo sarebbe
difficile convincere un manager esterno a subentrare in un posto che
scade tra un anno. In pole position la sua vice, Lorenza Lei

Roma - Chi gli ha parlato lo descrive come «tranquillissimo», per nulla toccato dalle «stupidaggini» messe in circolo dai giornali. La satira di «Io ti sputtanerò» a Sanremo, che avrebbe irritato i pesi massimi del Pdl, sembra più che altro un pretesto utile, da sfruttare nella guerra di nervi e di veleni che sta attanagliando il settimo piano Rai. L’obiettivo però è quello, la poltrona di Mauro Masi, direttore generale dell’azienda. Ma è una partita che, malgrado le trombe suonate dal partito di Santoro e Travaglio, è tutta interna al centrodestra televisivo. Il rebus è piuttosto complicato, e il fatto che le indiscrezioni su un Masi già di fatto dimissionato arrivino proprio dopo Sanremo, un successo commerciale per la Rai, fa capire quanto loglio ci sia da separare dal grano delle notizie che circolano.
La realtà, al di fuori della propaganda, è un po’ diversa e più intricata rispetto al de profundis già intonato da molti. L’ipotesi di un cambio alla direzione generale è senz’altro fondata, questo è certo. Lo stesso Masi, a quanto risulta, la sta prendendo in considerazione, non avendo intenzione di barricarsi come un giapponese nel suo ufficio di via Mazzini nel momento in cui fosse quella la decisione degli «azionisti» Rai (la maggioranza di governo, il Tesoro). Ma il quando - e quindi anche il se - è ancora tutto da decidere. Ci sono due scadenze da tener presente. La prima riguarda le liste dei candidati per i cda di diverse aziende primarie come Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, che entro un mese vanno chiuse. L’altra è il marzo 2012, data in cui decade l’attuale consiglio di amministrazione Rai e con esso il direttore generale. Se si individuasse, nella rosa di posizioni di vertice che si aprono, un posto di prestigio e remunerativo per Mauro Masi, probabilmente il dg Rai accetterebbe un’uscita «migliorativa» (certo, con lo smacco di essere stato sostituito) dalla Rai. Altrimenti il suo contratto gli permetterebbe di stare ancora tutto un altro anno alla guida della tv pubblica. Se quindi la componente della maggioranza che vuole sostituirlo troverà entro un mese una sistemazione adeguata (anche perché Masi è ancora in aspettativa dalla presidenza del Consiglio, sempre come direttore generale), si potrebbe aprire la strada al cambio da alcuni auspicato.
In quest’ultima ipotesi il nome più accreditato è interno alla Rai, anche perché sarebbe difficile convincere un manager esterno a subentrare in un posto che scade tra un anno. E il candidato interno più probabile è Lorenza Lei, che già doveva diventare direttore generale della Rai prima che il Cavaliere indicasse Masi (poi è stata promossa vice dg). La cattolicissima Lorenza Lei (che fu la responsabile organizzativa Rai per il Giubileo) gode di sponsor molto influenti, dal Vaticano, a Gianni Letta, a Paolo Romani ministro delle Comunicazioni, la consigliera della Lega, Giovanna Bianchi Clerici, e poi Agostino Saccà, il manager che le fece fare il salto professionale in azienda. Un altro nome che si fa per il dopo Masi è quello di Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl, sempre per confermare che la soluzione interna è la più probabile.
Comunque non si dovrebbe parlare di questo nel cda convocato per oggi, in cui saranno assenti sia la consigliera Clerici sia Angelo Maria Petroni, membro del Cda nominato dal Tesoro, entrambi a rischio sanzione dalla Corte dei conti per la nomina dell’ex dg Alfredo Meocci. L’ambiguità giuridica della Rai, a metà tra ente pubblico e privato, che la rende oggetto di sanzioni della magistratura contabile, sta congelando l’operatività dell’azienda, lamenta il centrodestra in Vigilanza Rai. Ogni spostamento o nomina è suscettibile di ricorso e di reintegri forzati che bloccano il cda e il suo dg. Un immobilismo che però può far gioco a chi lavora a cambiamenti drastici nei vertici.