Camera, 11 settembre: processo agli ebrei

Raffaela Scaglietta

da Roma

Al Ground Zero un minuto di silenzio e rose sull’acqua per ricordare le quasi 3.000 vittime del tragico 11 settembre newyorkese del 2001. Da Dubai un’ora e 16 minuti di odio del numero due di Al Qaida, Aymar al Zawahiri, che minaccia di morte l’Occidente e attacca Israele. A Roma, nella Sala delle Colonne della Camera dei deputati, la contro-celebrazione del «nine-eleven» anti imperialista e antisionista. Una provocazione cinica? No. Peggio. Un convegno al vetriolo dal titolo «La pace è l’imperativo - vittime di un popolo vittima» chiesto da Diliberto e organizzato a Montecitorio dall’Islamic anti-defamation League (Iadl) che ha ospitato ieri il rabbino Moshe Friedman, capo della comunità ebraica ortodossa di Vienna, il missionario comboniano padre Giorgio Poletti e Samir Khaldi, imam della Moschea dell’Ucoii Al Huda di Roma, per dialogare sulla pace in Medio Oriente.
«Germania, Italia e Vaticano devono smetterla di sfruttare l’Olocausto e le nostre sofferenze per sostenere il sionismo» ha dichiarato il rabbino che prega tre volte al giorno per la distruzione di Israele. «La lotta al terrorismo va fatta anche contro il nemico sionista, che ha trasformato tutto il territorio palestinese in un grande campo di concentramento» ha aggiunto Friedman mentre a New York i familiari delle vittime del World Trade Center versavano lacrime silenziose. E ancora: «Non esiste un obiettivo più legittimo in guerra che la cattura di un soldato nemico» ha detto Friedman provocando subito una valanga di reazioni. «Iniziative come queste - ha detto Alessandro Ruben, presidente dell’associazione ebraica Anti defamation League - non aiutano ad avvicinare ma allontanano il dialogo». E rincara Riccardo Pacifici: «La nostra indignazione va nei confronti di coloro che, immaginiamo in buona fede, hanno concesso l’uso di una sede di così alto prestigio. Come è stato possibile permettere quest’orgia dell’odio che possiamo definire molto più grave della vicenda dell’inserzione dell’Ucoii su alcuni quotidiani nazionali?» si chiede il portavoce della comunità ebraica romana. «È inquietante che la Iadl abbia potuto organizzare nella Camera dei deputati un’iniziativa antisraeliana, antiamericana, inneggiante alle forze più oscure del mondo arabo» s’indigna il vice coordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto.
«C’è tanta propaganda in questa cosiddetta guerra al terrorismo - ha continuato quindi il rabbino Friedman - ma andrebbe applicata almeno in ugual misura contro le strategie sioniste». Israele quindi sotto tiro anche dal Parlamento italiano? «Pensavamo fosse un’iniziativa lodevole. E non rispondiamo dei contenuti» replica Pino Sgobio, capo gruppo del Pdci alla Camera.
«È semplicemente ingiurioso che nell’anniversario dell’11 settembre nella sede del Parlamento italiano sia ospitato un convegno il cui scopo è dimostrare che lo Stato di Israele non avrebbe giustificazioni né storiche né bibliche» ha commentato il senatore azzurro Gaetano Quagliariello. «Un convegno che avrà fatto rivoltare nella tomba i morti degli attentati di New York dell’11 settembre» ha chiosato quindi il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli. «C’è qualcuno che gioca a fare il piccolo Nasrallah - accusa Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani - che alza il tiro, per accreditarsi e per scalare la classifica dell’estremismo». Giudizi giustificati dopo l’autocelebrazione di chi vuole essere antiamericano: «I ribelli antimperialisti sono i moderni santi e sono giustificati a utilizzare ogni mezzo per parlare di pace. Il male è l’imperialismo e il sionismo» ha detto al convegno Moreno Pasquinelli, del Campo antimperialista, mentre l’imam Samir Khaldi ha denunciato quei governi arabi «che non aiutano la sicurezza in Occidente ma aiutano il terrorismo». «Quando due elefanti lottano, chi ci rimette è l’erba - ha invece commentato padre Poletti -. I poveri e i figli della guerra sono il nostro prodotto, questo è ciò che abbiamo esportato».