Camera, aggirati i tagli degli stipendi E i costi sfondano il muro del miliardo

Nel bilancio 2006 l’«escamotage» che annulla la riduzione del 10% decisa dal governo di centrodestra

Pierangelo Maurizio

da Roma

Diciamo subito che quello di Montecitorio non è esattamente un bilancio da austerity. Nonostante le promesse e gli annunci, nonostante una limatina lì e un taglio qua, alla fine come il mago Houdini i questori della Camera sono riusciti a far lievitare le uscite. Per la prima volta nel bilancio di previsione 2006 della Camera dei deputati le spese correnti supereranno il miliardo di euro: 1.021 milioni per essere precisi, nel 2005 sono stati 979, 2 milioni sotto la presidenza di Pierferdinando Casini (cifra da moltiplicare per due con il Senato). L’aumento è di tutto rispetto: più 4,48 per cento. Il doppio dell’inflazione, lontani anni luce dal rachitico Pil reale del Paese. Tabelle e prospetti sono arrivati ieri mattina al dibattito nell’Ufficio di presidenza.
Ma gli onorevoli contabili non drammatizzano. Nella relazione spiegano che quel 4,48 per cento in più in realtà è dovuto al cambio di legislatura che comporta l'aumento di alcune voci; e che depurato da questi «cascami fisiologici» l’incremento di spesa è soltanto del 2,03 per cento rispetto al 2005.
E pensare che il documento che correda il bilancio di previsione (per il 2006 e per il triennio 2006-2008) è quasi entusiastico. Fa notare che alla voce «deputati» quest’anno la spesa complessiva sarà «solo» di 166 milioni di euro (92 milioni per indennità e 74 di rimborsi), e che si è riusciti a diminuire di 9,8 milioni le dotazioni provenienti dal fisco, e quindi dalle nostre tasche, «con un decremento del l,67 per cento». Il tutto grazie al 10 per cento che i deputati si sono tagliati dalle loro indennità, «per dare il buon esempio». Peccato però che il 10 per cento uscito dalla porta, stando ai numeri, rientri ora dalla finestra.
Come si ricorderà la decimazione degli introiti da parlamentare era stata ampiamente caldeggiata da An e Fini, fatta propria dal governo Berlusconi e inserita nella legge finanziaria per il 2006 (commi 52 e 63, legge n. 266). Quindi è stata ratificata dal vecchio Ufficio di presidenza della Camera il 17 gennaio. Così dai 101 milioni di «stipendi da deputato» previsti per il 2006 si è passati a 92 milioni nel 2006. I milioni però risalgono a 96 milioni nella previsione per il 2007 e a 99,5 per il 2008. Insomma: in due anni a partire dal gennaio prossimo i deputati si riprendono buona parte dei 9,8 milioni «tagliati».
Per la cronaca a comporre la spesa complessiva dei 166 milioni destinati nel 2006 agli eletti della Camera, oltre ai 92 milioni delle indennità, sono i 74 milioni di rimborsi spesa: 10 milioni di rimborsi per i viaggi; 30 milioni le spese di soggiorno, in pratica un contributo per l’affitto, corrisposto a tutti, anche a chi è residente a Roma; 31 milioni per spese di segreteria.
E per fortuna che sembra scongiurato un altro aumento, quello legato agli adeguamenti con gli stipendi dei magistrati e in particolare dei presidenti di sezione della Cassazione. A via Arenula al ministero della Giustizia sono tassativi: «Sotto questo aspetto ai parlamentari non andrà neanche un centesimo in più. Perché? Perché la finanziaria per il 2006 votata dal Parlamento prevedeva che per due anni non ci fosse alcun aumento delle indennità...». Ecco, appunto: le apparenze lasciano intendere che nel bilancio della Camera questa norma sia stata dimenticata. Come mai? Dai commenti e dalle reazioni a queste cifre capiremo se la distrazione è bipartisan o se ci sono voci discordi.
Ma non è l’unica sorpresa. Aumentano - e di molto - anche i contributi ai gruppi. E qui non c’è dubbio. Tutto il merito è della variazione apportata dal nuovo Ufficio di presidenza, il 12 luglio, rispetto alla previsione approvata da quello precedente a marzo. E merito della proliferazione di ben cinque nuovi gruppi dentro l’Ulivo, costituiti a Montecitorio grazie al voto determinante del presidente Fausto Bertinotti. I 28,7 milioni erogati nel 2005 lievitano ora a 32 milioni 950mila euro. 4 milioni 250 mila euro - pur sempre 8 miliardi e mezzo di vecchie lire - non sono poi la fine del mondo, dite voi? Sbagliato. Perché i quattrini sono molti di più: altri 34 milioni 350 mila euro previsti nel 2007 (contro i 29,6 previsti in precedenza), 34 milioni 550 mila nel 2008. Insomma, quasi 15 milioni di euro in più nell’arco di tre anni ai gruppi.
N.B. Si badi: questi contributi non vanno confusi con i «trasferimenti» ai partiti (semplici «partite di giro», soldi erogati dallo Stato e che la Camera si limita a girare alle forze politiche). Sotto questa voce nel 2006 ai partiti andranno 150 milioni di rimborsi: 50 milioni per le regionali, 50 per le politiche, 50 per le europee.
pierangelo.maurizio@alice.it