La Camera di Commercio ha fatto tris

Tripla cerimonia di inaugurazione, ieri, nel palazzo Tobia Pallavicino, sede storica della Camera di Commercio: dei restauri appena conclusi nell’atrio, lungo le scale e sulla facciata di piazza del Ferro; di due grandi tele firmate da Raimondo Sirotti, pittore genovese di oggi, ispirate a Valerio Castello, pittore genovese del Seicento; infine, della riedizione, a cura di Umberto Allemandi Editore, della biografia ragionata dedicata allo stesso Valerio Castello (Genova 1624-1659) dallo studioso genovese Camillo Manzitti.
A far gli onori di casa il presidente camerale Paolo Odone, affiancato da Arnaldo Bagnasco in veste di animatore.
I restauri dell’atrio, accanto alla nuova illuminazione che accoglie il visitatore del palazzo, valorizzano il ciclo di affreschi che il Bergamasco, l’architetto cui Tobia Pallavicino commissionò il progetto e l’intera decorazione del palazzo nel 1558, volle dedicare al tema di Apollo e delle Muse. Accanto agli affreschi dell’atrio è stata ripristinata anche la colorazione originaria delle pareti e del soffitto dello scalone che porta al piano nobile. La triade dei restauri si chiude con quello della facciata settecentesca di piazza del Ferro, che si è concluso l’estate scorsa e con il quale la Camera di Commercio ha favorito la rivitalizzazione della storica piazzetta. Con l’acquisto delle due tele firmate da Sirotti, la Cdc riprende una tradizione tutta genovese di mecenatismo e grande collezionismo che ha portato, in due secoli di storia, alla formazione di una ricca quadreria. Una sezione di tale quadreria, conservata nei vari uffici del palazzo Tobia Pallavicino, è stata esposta al pubblico per la prima volta nel giugno scorso, in occasione del bicentenario camerale.
La rivisitazione di Sirotti sui due temi affrontati da Valerio Castello quattro secoli fa punta su elementi pittoricamente essenziali come la luce, il colore e il movimento compositivo. Le tele sono dedicate a temi biblici e mitologici: il Trionfo di David e Le Danaidi (le cinquanta figlie di Danao condannate a riempire botti senza fondo per aver uccisop i mariti nella prima notte di nozze) il cui originale, anch’esso fresco di restauro, appartiene alla collezione Doria.
Le Danaidi di Castello sono anche al centro della copertina del volume curato da Camillo Manzitti.