Alla Camera Il ddl va verso la fiducia. Bossi: «Non è una nuova Tangentopoli»

Si fa sempre più vicina l’ipotesi che sul ddl sulla Protezione civile, in discussione da alla Camera, il governo ponga la fiducia. La riduzione degli emendamenti da parte di Pd, Idv e Udc - sono passati da circa 300 a una quarantina - decisa ieri pomeriggio dopo un susseguirsi di interventi fiume, non è sufficiente secondo la maggioranza a evitare la blindatura del provvedimento. Si continua oggi – tornerà in Aula anche Bertolaso – e l’eventuale voto di fiducia è previsto per domani. Ma i tempi comunque sono strettissimi, visto che il provvedimento, che scade il 28 febbraio, deve tornare al Senato.
Intanto il leader della Lega Umberto Bossi, tra il Transatlantico e Chiavari, dove ha presenziato ai funerali del sottosegretario Maurizio Balocchi, è tornato sull’inchiesta sui Grandi appalti. E ha escluso che si tratti di un bis di Mani Pulite: «Non vedo una nuova Tangentopoli – ha affermato il Senatùr – ma solo qualcuno che ha sbandato. Non mi pare ci sia un progetto generale».
Quello che invece il leader del Carroccio vede è il timore, già paventato da più parti nel centrodestra, che il vero bersaglio dell’indagine sia il Cavaliere. «Il premier l’obiettivo? – ha risposto ieri ai cronisti – Spero di no, altrimenti il Paese diventa davvero brutto. E poi sta per arrivare la primavera e spero che arrivi il sole...».
Sul no alla privatizzazione Bossi non ha dubbi. E lo ha ribadito anche ieri: «Bertolaso – ha detto – è bravo nel suo mestiere. Ma bisogna distinguere tra Bertolaso che fa le cose e questa storia della privatizzazione. Io non sono d’accordo, se non devono darla più alla presidenza del Consiglio allora la diano alle Regioni, sono loro che la allevano e ci spendono i soldi, sono loro che possono gestirla bene».
Il “pollice verso” del Carroccio non è comunque a Bertolaso in quanto tecnico, anzi. «Bertolaso – ha detto il Senatùr – è bravo, è Berlusconi che gli dice di andare avanti». Ergo, può mettersi l’anima in pace chi da sinistra continua a sollecitarne le dimissioni. Il sottosegretario, che Berlusconi ha già annunciato che diventerà ministro dopo la straordinaria prova di professionalità data nelle emergenze “caldissime” che si è trovato ad affrontare, dai rifiuti di Napoli al sisma del 6 aprile scorso a L’Aquila, non si tocca. Né per Berlusconi e né per il Senatùr.