Camera, fiducia alla manovra anti-debito

Il maxiemendamento passa con 323 sì e 253 no. Giovedì il voto finale sulla finanziaria da 35 miliardi. Grazie ai tagli il disavanzo si ridurrà al 2% nel 2009. E nel 2011 è previsto il pareggio

Roma - La manovra economica triennale da circa 35 miliardi di euro passa la boa della Camera, grazie al voto di fiducia sul maxi-emendamento presentato dal governo al decreto che la contiene. I «sì» sono stati 323, i voti contrari 253. Il voto finale sull’insieme del provvedimento è fissato per giovedì, poi la manovra passa al Senato. Di fatto, il governo sta riuscendo nell’intento di anticipare in estate la Finanziaria. La sessione di bilancio autunnale sarà così dedicata, in gran parte, al federalismo fiscale.

Tutte le opposizioni, anche l’Udc, hanno votato contro la fiducia sul decreto. L’ex ministro Pierluigi Bersani (Pd) definisce la manovra «depressiva», mentre il parlamentare leghista Maurizio Fugatti ricorda che il governo ha preferito «tassare i banchieri piuttosto che i cittadini».

Nonostante le numerosissime modifiche intervenute durante l’esame a Montecitorio, l’impianto della manovra non perde d’efficacia. Il disavanzo pubblico dovrebbe ridursi al 2% nel 2009, all’1% nel 2010 per giungere al cosiddetto close to balance (più o meno il pareggio) nel 2011, come richiesto dall’Unione europea. I ministeri sono chiamati a tagli non indifferenti (8,4 miliardi l’anno prossimo, che diventano 8,93 nel 2010 e 15,5 miliardi di euro nel 2011), mentre dal nuovo patto di stabilità interno con gli enti locali verranno 3 miliardi di risparmi nel 2009, che aumentano fino a 9 miliardi nel 2011.

L’elemento «sociale» della manovra triennale è rappresentato dalla ormai notissima Robin Hood Tax. Il prelievo agguntivo di 4 miliardi di euro sulle banche e sulle assicurazioni (più che sui petrolieri) servirà in parte a finanziare un fondo di solidarietà a favore dei cittadini meno abbienti, ai quali verrà distribuita una social card per ottenere sconti nell’acquisto di generi alimentari e nel pagamento delle bollette energetiche. Ai 260 milioni stanziati dal governo si aggiungeranno contributi volontari da parte del settore privato. A favore dei cittadini meno abbienti l’eliminazione del ticket sulla diagnostica nel trienio 2009-2011, anche se il governo ha messo sul piatto la metà delle risorse necessarie (400 milioni su 800), e la copertura rimanente sarà a carico delle Regioni. Al via il piano casa, con la vendita degli immobili ex Iacp che servirà per finanziare la costruzione di nuovi alloggi. Partirà anche un piano di controlli - anche attraverso l’anagrafe tributaria - sulle esenzioni da ticket, e sulle prestazioni delle cliniche private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Nel decreto è prevista anche la riforma dei servizi pubblici locali: l’affidamento delle utilities ai privati sarà possibile con gara, entro il 31 dicembre 2010, anche se sono previste alcune deroghe. Per la sicurezza sono in arrivo 300 milioni in più, oltre all’obbligo delle impronte digitali sulla carta d’identità per tutti i cittadini, a partire dal 1º gennaio 2010.

Non mancano, tuttavia, le questioni ancora aperte. Ad esempio le risorse per il contratto del pubblico impiego: se ne discuterà durante l’iter della Finanziaria in autunno. Secondo le stime del governo, sono a disposizione 2 miliardi e 240 milioni di euro.