Camera, la lenzuolata Bersani rischia di finire già nel cestino

I deputati sono occupati con i troppi ddl del governo. Il ministro: «Accelerare sulle liberalizzazioni»

da Roma

Chi di decisionismo ferisce di decisionismo perisce. Le liberalizzazioni, fiore all’occhiello del governo Prodi e panacea per la crisi di consenso dell’esecutivo, rischiano di impantanarsi alla Camera. Montecitorio, infatti, è impegnata su più fronti con i provvedimenti partoriti da Palazzo Chigi (decreti legge, disegni di legge e leggi delega) e accelerare sul versante dell’apertura dei mercati potrebbe risultare una vera e propria impresa.
Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, ha denunciato il pericolo di «ingorghi» in un’intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore. «Se in Parlamento non facciamo uno sforzo grande di coesione, come abbiamo già dimostrato di saper fare, temo che non arrivi il segnale al Paese. Dobbiamo fare almeno alcune leggi significative entro l’anno», ha dichiarato il ministro non nascondendo la propria preoccupazione. Soprattutto per il ddl energia varato dal Consiglio dei ministri il 9 giugno e ancora bloccato alla commissione Industria di Palazzo Madama che ne ha ripreso l’esame a fine gennaio. «Entro luglio bisogna rispettare gli impegni europei e bisogna aprire il mercato dell’energia. Io intendo essere puntuale e non inadempiente».
Se il ddl Bersani-Bonino è fermo da giugno, che cosa ne sarà della nuova «lenzuolata» del ministro? Partiamo da Montecitorio il decreto legge Bersani-bis (atto Camera 2207) ha iniziato il suo iter in commissione Attività produttive la settimana scorsa e per la precisione il 7 febbraio. Si tratta di un decreto e dovrà essere necessariamente convertito entro il 2 aprile, ma per farlo il presidente Bertinotti dovrà organizzare una vera e propria gimcana.
A Montecitorio, infatti le Commissioni e l’Aula sono superimpegnate. Basta guardare il calendario di febbraio: questa settimana l’attenzione dell’assemblea si focalizzerà sul differimento della delega per l’istituzione degli ordini delle professioni sanitarie e sul ddl per la tutela dei diritti della partoriente. La settimana prossima toccherà al decreto legge (uno dei 7 in ballo tra Camera e Senato) che abroga il contestato «comma-Fuda» della Finanziaria (prescrizione della responsabilità amministrativa) e al ddl delega per la riforma della tassazione delle rendite (collegato alla Finanziaria).
E prima o poi bisognerà ritornare sul ddl intercettazioni e sul rifinanziamento delle missioni internazionali. Né va in meglio in commissione: la Cultura è impegnata con il ddl Gentiloni e Giustizia e Attività produttive sono alle prese con il ddl Mastella di riforma delle professioni. Pronosticare un iter veloce per il ddl Bersani-bis (atto Camera 2161) abbinato al decreto è attualmente impossibile considerato che il ddl Lanzillotta sulla riforma delle utility è fermo al Senato da 5 mesi. Anche a causa della maggioranza traballante.
Sono solo considerazioni tecniche: decretazione d’urgenza e ddl di iniziativa governativa, che hanno la precedenza in Parlamento, hanno creato un ingorgo. Per quanto riguarda il merito sono stati i leader della Cdl a bocciare nuovamente i contenuti della «lenzuolata». «C’è un misto di demagogia - ha detto Silvio Berlusconi - di dirigismo, di volontà punitiva degli artigiani e dei piccoli esercenti che, unita agli interessi delle Coop rosse e a un’apparente tutela dei consumatori, viene spacciata per liberalizzazione». Mentre Gianfranco Fini ha ricordato che l’apertura dei mercati «non ha interessato le grandi multiutility».