Camera, lite: volano giornali, insulti e tesserini E' bagarre, poi il Pdl ottiene il rinvio a martedì

Bocciato il verbale della seduta di ieri, i toni tornano ad alzarsi: Fini colpito da un giornale lanciato da un deputato Pdl, Alfano non riesce a votare e lancia la tessera verso i banchi di Pd e Idv. Stilato e approvato un nuovo verbale. Poi la maggioranza chiede e ottiene il rinvio alla prossima settimana. Bossi tira le orecchie a La Russa<br />

Roma - Ancora un ritardo per il voto alla Camera sul ddl sulla prescrizione breve. L’aula ha infatti bocciato il verbale della seduta di ieri caratterizzata dalla bagarre che ha visto protagonista il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Poi un'altra rissa, verbale e non, a Montecitorio seguita alla bocciatura del verbale. E quindi un rinvio della votazione del testo a martedì. Chiesto prima dal Pd per un nuovo esame della comissione, ma bocciato dall'aula per due soli voti. Quindi dal Pdl per lo sciopero dei treni di domani, ma motiovato da Simone Baldelli spiegando che un rinvio sarbbe una scelta "opportuna" per un "rasserenamento generale del clima". Lì la Camera ha approvato compatta, con l'opposizione a votare entusiasta.

Verbale respinto Normalmente il resoconto del giorno precedente viene letto in avvio seduta e se nessuno fa osservazioni, viene considerato approvato. si intende approvato se non ci sono osservazioni. Oggi, dopo la lettura, Pd, Udc e Idv hanno contestato che il verbale fosse poco fedele ai toni accesi usati dal ministro nei confronti della presidenza e hanno chiesto di metterlo in votazione. La richiesta accettata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. La votazione, elettronica ma senza registrazione dei nomi, si è conclusa con la parità dei voti, quindi il processo verbale si intende respinto. La seduta è stata sospesa e i due segretari d’aula di turno, hanno stilato un nuovo verbale, poi letto ai deputati e tacitamente approvato. Nel nuovo resoconto si parla di "scambi di apostrofi" fra il ministro della Difesa e deputati dell’opposizioni e di "espressioni irriguardose" di la russa verso il presidente della Camera, in seguito alle quali lo stesso Fini decide di sospendere la seduta. Ora l’assemblea di Montecitorio può riprendere l’esame degli emendamenti al ddl sul processo breve.

Volano giornali e tesserini Dopo la richiesta di voto, gli animi si sono scaldati. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, arrivato di corsa da Palazzo Chigi, non è riuscito a votare e stizzito ha lanciato la sua tessera verso i banchi dell'Idv. Antonio Di Pietro ha detto: "Con trucchi e trucchetti la maggioranza ha cercato di tirala alla lunga in Aula per raggiungere un quorum che non aveva, quando non c’è riuscita alcuni ministri hanno fatto un atto che offende il Parlamento. Un ministro della Giustizia che fa una cosa del genere non merita di fare il ministro. Ne chiediamo quindi le dimissioni". Pdl e Lega accusano il presidente della Camera di avere chiuso la votazione prima di aver consentito a tutti di votare. Fini, poi, è stato colpito alla testa da un giornale che gli è stato lanciato da un deputato del Pdl mentre usciva dal’Aula della Camera dopo la bocciatura del processo verbale. Il giornale, riferiscono i presenti, ha colpito in pieno il presidente della Camera, che ha individuato l’autore del lancio, con il quale ha avuto uno scambio di battute. Dai banchi del Pdl in tanti gridavano a Fini "Dimissioni, dimissioni".

Cdm sospeso Il Consiglio dei Ministri, in corso a Palazzo Chigi per esaminare l’accordo con la Tunisia sull’emergenza immigrazione, è stato sospeso perché i ministri potessero partecipare al voto alla Camera chiesto dall'opposizione. Alcuni, però, non sono riusciti a votare perché Fini ha chiuso la votazione troppo presto.

Popolo viola in piazza Sono tornati puntuali davanti a Palazzo Montecitorio i militanti del popolo viola che, insieme all’opposizione, manifestano contro il processo breve. Per ora si trovano regolarmente dietro le transenne di piazza Montecitorio, dove campeggia uno striscione del Pd con scritto "la legge è uguale per tutti", mentre i manifestanti gridano "a casa a casa".

Rinvio a martedì Dopo aver bocciato quella del Pd (per un nuovo esame in commissione) l’aula della Camera ha approvato la proposta del Pdl di fare slittare a martedì prossimo l’esame del testo sul processo breve. Una decisione presa per lo sciopero dei treni che inizia stasera alle 21 e prosegue per tutta la giornata di domani, ma motivata da Simone Baldelli spiegando che un rinvio sarbbe una scelta "opportuna" per un "rasserenamento generale del clima". La proposta è passata quasi all’unanimità. Il Pd con il capogruppo Dario Franceschini era d’accordo con la proposta di rinvio del Pdl alla prossima settimana. "Vi arrendete incondizionatamente, e sarebbe il caso di smetterla. Un Paese in cui si trova l’Italia ha diritto di avere un governo che governi e non che pensi solo ai problemi personali del proprio capo". Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha quindi lanciato un "auspicio" al ministro della Giustizia: "Operi perché questo provvedimento torni alla sua normalità. Lui capisce bene a che cosa mi riferisco".

Ma in coda L’esame della proposta di legge sul processo breve nell’aula di Montecitorio slitta dopo gli altri provvedimenti. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo che ha stabilito il calendario dei lavori delal prossima settimana. I lavori dell’aula riprenderanno martedì alle 15 con il conflitto di attribuzione. Poi sarà la volta degli interventi per i piccoli Comuni, della legge di modifica della finanza pubblica e infine del processo breve. La legge comunitaria, invece, non dovrebbe andare in aula la prossima perché manca il parere della commissione Bilancio.  

Bossi tira le orecchie a La Russa "Un errore strategico". Così Umberto Bossi definisce l’incidente provocato ieri in aula da Ignazio La Russa che ha attaccato l’opposizione e insultato la presidenza della Camera. "Così ha fatto solo un regalo all’opposizione - spiega al cronista il leader del Carroccio - perché ha allungato i tempi del dibattito sul processo breve". Secondo il Senatùr poi il comportamento di La Russa è spiegabile con "la sovraeccitazione proveniente dalla contestazione subita all’esterno di Montecitorio" dal ministro. "Se aveva paura - aggiunge Bossi - non doveva andare fuori. Oppure me lo diceva - dice il Senatur indicando il suo accompagnatore - gli davo lui che è cintura nera di karate".