La Camera non «taglia» e spende il 3% in più

Corposi staff per sottosegretari e vicepremier, l’ufficio personale raddoppia

da Roma

Avevano detto: risparmiamo. E invece le spese della Camera aumentano. Lo dicono i numeri. Nel 2007 Montecitorio costerà ai contribuenti il 2,94% in più rispetto all’anno prima: 1 miliardo e 53 milioni di euro.
Questi le principali voci in crescita: compensi per i deputati in carica +1,50%, per quelli in pensione +2,72%, per il personale in servizio +3,68%. S’impennano le spese per i trasporti dei parlamentari e degli ex: +31,82%. I viaggi aerei costeranno al contribuente 7.550.000 euro più un altro milione e mezzo di euro per i voli dei deputati eletti all’estero. Salgono del 4% le spese per l’ampliamento dei gruppi parlamentari. E proprio per questo la Cdl, tranne l'Udc, si è astenuta dal voto ieri, al termine di una discussione durata tre giorni sul bilancio di Montecitorio. Verrebbe da chiedere: ma dove sono i risparmi. Ci sarà qualche taglio qua e là, come nelle spese informatiche, ma la struttura della manovra rimane la stessa, anzi lievita.
L’approvazione del bilancio interno è di prassi quasi una formalità. Quest’anno invece l'opposizione ha portato avanti la battaglia fino all’ultimo: di fronte al no della maggioranza all’ordine del giorno presentato dall’azzurro Gregorio Fontana sulla riduzione delle spese legate ai microgruppi, i tre partiti della Cdl hanno negato il loro voto. I bilanci consuntivo 2006 e preventivo 2007 sono stati comunque approvati, ma la classe politica per la prima volta negli ultimi sette anni si è divisa su un provvedimento che riguardava la categoria, non leggi dello Stato.
Oltre ad aumentare le spese per deputati ed ex deputati, nel 2007 la Camera spenderà circa 15 milioni di euro in più per cinque gruppi parlamentari nati in deroga, con il voto determinante della maggioranza di governo e del presidente Fausto Bertinotti. Sono Rosa nel pugno, Verdi, Comunisti Italiani, Udeur e Democrazia cristiana-Nuovo Psi: quattro di centrosinistra e uno di centrodestra. Nessuno di questi partiti aveva i venti deputati necessari per costituirsi in gruppo, come prevede il regolamento. Ma nel maggio del 2006 l’ufficio di presidenza li promosse, concedendo uffici, dipendenti e deputati segretari.
Nonostante Fontana abbia riformulato l’ordine del giorno come chiesto da Bertinotti, dall’Unione è arrivato il no definitivo al risparmio sui microgruppi. «Nella maggioranza hanno parlato tanto di tagli - ha commentato il deputato di Forza Italia - e ora che avevano l’occasione per dimostrare la buona volontà hanno detto no...».
Alleanza nazionale vuole anzi portare avanti il ridimensionamento dei microgruppi milionari con una proposta di legge: «È stata una decisione sofferta - ha premesso il capogruppo di An Ignazio La Russa parlando del voto di ieri - ma per la prima volta abbiamo deciso di astenerci sul bilancio della Camera perché non c’è stata volontà di dare un segnale contro l’aumento dei costi della politica».
La chiusura del bilancio 2006 è stata approvata all’insegna di un lieve risparmio: la Camera è riuscita a tagliare 42,8 milioni di euro rispetto al preventivo. Ma nel 2007 le spese tornano, come detto, ad aumentare. Come quella per l’affitto di immobili (+6,6%).
Montecitorio spenderà di più anche per pranzi e cene: la maggioranza ha respinto un ordine del giorno presentato da Gianfranco Conte di Forza Italia che chiedeva di «eliminare il ristorante dei deputati sostituendolo con congrui buoni pasto».
E non verrà neanche eliminato il barbiere. Che sarà più caro, come il ristorante, con prezzi equiparati ai listini delle associazioni di categoria: così è stato chiesto in alcuni ordini del giorno contrapposti che hanno «agitato» l’emiciclo in modo bipartisan. Vittoria, invece, per le mamme parlamentari: è stato approvato un’odg della Rosa nel pugno che impegna la Camera all’avvio di un asilo nido entro il 2008.
Nella maggioranza non tutti i partiti sono completamente soddisfatti. L’Udeur chiede di «ridurre le commissioni speciali», l’Italia dei valori denuncia che gli sprechi sono ancora «troppi». Ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo con il voto.