Camera, il Polo insiste Oggi la giunta decide se ricontare le schede

Dopo la svolta del Senato, tocca a Montecitorio e l’opposizione torna alla carica. Unione in imbarazzo: finora ha negato i controlli. Dati discordanti sul numero dei votanti

Adalberto Signore

da Roma

L’appuntamento è per questa sera, più o meno verso le otto. Quando, conclusi i lavori dell’Aula, la giunta per le Elezioni della Camera tornerà a riunirsi per la prima volta dopo il via libera del Senato al riconteggio delle schede bianche, nulle e contestate di sette regioni. E l’opposizione tornerà a chiedere che pure a Montecitorio si proceda con la verifica. Alla Camera, infatti, ormai da otto mesi la situazione è di impasse totale, con il centrodestra che insiste per la costituzione del Comitato di verifica nazionale e la maggioranza decisa ad attendere che prima si concluda il lavoro dei relatori impegnati nei campioni sulle singole circoscrizioni. Questioni, spiega Gregorio Fontana, che potrebbero invece «andare di pari passo». Secondo il capogruppo azzurro in Giunta, uno dei quarantenni «emergenti» di Forza Italia, nulla osta infatti a che Comitato e relatori lavorino «parallelamente». Considerazione su cui non sono però d’accordo i membri di maggioranza della Giunta, decisi - almeno fino alla scorsa settimana - a procedere «per gradi».
Stasera, però, si riprenderà dal via libera del Senato, che non può non costituire un precedente anche per la Camera, se non giuridico quantomeno di fatto. Al punto che nel centrodestra c’è chi auspica che sia lo stesso presidente della Giunta, l’azzurro Donato Bruno, a porre la questione in apertura di seduta. I precedenti, però, non sembrano lasciare molto spazio se la scorsa settimana Bruno e Fontana hanno brevemente polemizzato proprio su questo punto. Con il capogruppo di Forza Italia a chiedere di «conoscere l’orientamento del presidente sulla richiesta di procedere immediatamente alla Costituzione del Comitato». E il collega di partito Bruno a rispondergli che non esclude «si possa votare la richiesta», precisando che si tratta di un «fatto organizzativo». Con tanto di dissenso di Fontana: «Non è un fatto organizzativo, bensì politico». Di certo, comunque, se la questione non sarà sollevata dalla presidenza della Giunta - che alla Camera è vincolata da un regolamento più stringente di quello del Senato - saranno i membri dell’opposizione a tornare sulla questione.
Ed è probabile che - se non stasera in una delle prossime sedute - la maggioranza si trovi di fatto costretta a dare il via libera al riconteggio su scala nazionale (il che spiegherebbe l’irritazione dei membri della Giunta di centrosinistra alla decisione del Senato della settimana scorsa). A quel punto, però, lo scontro si sposterà sulle modalità della verifica. Da fare «a campione», secondo la maggioranza, e «su scala nazionale» per l’opposizione.
La querelle non è di poco conto. La legge elettorale, infatti, prevede per il Senato premi di maggioranza regionale e per la Camera un unico premio nazionale. Così, spiega Fontana, «non avrebbe alcun senso un riconteggio a campione per Montecitorio». Insomma, se con 15mila voti in più in Campania l’Unione si è portata a casa quattro senatori di premio, lo stesso non vale sulla Camera. Dove 24mila voti - lo 0,06 per cento del totale - valgono settanta deputati in più. La verifica, dice Fontana, dovrà quindi essere «dettagliata e su un campione il più ampio possibile». Anche perché il lavoro non è affatto facile. «Da un dossier dell’Ufficio studi di Montecitorio - spiega il deputato azzurro - si evidenzia che tra votanti effettivi e verbalizzati c’è una differenza di 23mila unità». E a conferma delle difficoltà che presenta la verifica, persino l’analisi degli uffici della Camera - spiegava qualche giorno fa in Giunta il ds Rolando Nannicini - «presenta un errore grafico in merito alle liste collegate alla coalizione Prodi» oltre a «ulteriori discordanze» che, si legge sul resoconto, Nannicini «illustra dettagliatamente».