Camera, il processo a Israele mette in imbarazzo Bertinotti

Il presidente di Montecitorio costretto alle scuse per il convegno organizzato in aula dai Comunisti contro l’imperialismo e il sionismo

Anna Maria Greco

da Roma

Fausto Bertinotti è costretto a prendere le distanze dal convegno anti-Israele dell’11 settembre, a Montecitorio. Lo fa personalmente, definendo «inaudito per gravità» ogni atteggiamento che metta in discussione l'esistenza e la legittimità dello Stato di Israele; e come presidente della Camera, che «non ha colpe» nella vicenda perchè non può sindacare le iniziative dei gruppi parlamentari, che sono nella «loro responsabilità esclusiva». Il partito in questione è il Pdci di Oliviero Diliberto, che ha chiesto la sala per il contestato incontro organizzato dall’«Islamic anti-defamation League» (Iadl). E ora tace.
Le polemiche della Cdl sono sempre più incandescenti e si allargano alla trasmissione di Canale 5, Matrix, che sempre nella giornata in ricordo dell’attentato alle Twin Tower ha dedicato una puntata a chi vede dietro la strage un complotto dello stesso George W. Bush e alla decisione di Raitre di trasmettere ieri sera il film di Michael Moore che critica duramente il presidente Usa. L’Unione delle comunità ebraiche austriache fa sapere, intanto, che Moishe Friedmann (che alla Camera ha pronunciato le frasi più gravi su Israele) «non è mai stato accreditato come rabbino in Austria dove ha tentato di fondare una comunità ortodossa alternativa». Ed è stato allontanato per i suoi contatti con l’estrema destra austriaca e il suo «aperto sostegno» all’Iran e ad Hezbollah. Davvero un bel relatore per dare lezioni nel nostro Parlamento. Friedmann, però, si dice stupito degli attacchi «razzisti» nei suoi confronti. Vuole incontrare Bertinotti e i capigruppo. «Criticare Israele è diventato un reato? Il sionismo non rappresenta il popolo ebraico».
Al centro della bufera, il presidente della Camera e leader del Prc fa ogni sforzo per distinguere la sua posizione. «Penso che la costruzione di due Stati, per due popoli che possano convivere per il futuro, è l'unica possibilità di pensare la pace nel Mediterraneo». Per Bertinotti, la Camera non può sindacare i convegni proposti dai gruppi parlamentari. «Non c'entra «nè punto nè poco».
Ma non è così facile chiudere la faccenda. «Trovo molto triste - dice il coordinatore di Fi, Sandro Bondi - che nel giorno in cui tutto il mondo ha ricordato e onorato le vittime del terrorismo, e inviato al popolo e al governo americano, i sentimenti della solidarietà e dell’amicizia, in Italia abbiamo dovuto assistere alle farneticazioni di coloro che odiano l’America e odiano Israele». Parla, con «incredulità e sdegno», del convegno di Montecitorio, ma anche di Matrix dove sono state discusse, «come fossero serie e credibili le tesi di coloro che fanno addirittura risalire al governo americano la responsabilità dell’accaduto», e della trasmissione di Fahrenheit 9/11 di Moore.
Per Maurizio Gasparri di An Bertinotti non può «cavarsela con un’alzata di spalle» per quel «vergognoso» convegno: bisogna rivedere le regole per l’assegnazione delle sale della Camera. «La libertà di espressione è sacrosanta, ma l’antisemitismo e l’aggressione verbale fatta ad Israele da chi plaude al terrorismo non rientra nella libertà di espressione». L’azzurro Gaetano Quagliarello, invita Bertinotti a presentare scuse formali ad Israele. «I presidenti del Parlamento non sono degli affitta-camere. Che avrebbe fatto Bertinotti se per il 25 aprile qualcuno gli avesse chiesto una sala per negare la consistenza storico-morale della Resistenza o il 2 giugno per dimostrare che la monarchia, in realtà, è prevalsa nel referendum istituzionale?». Quantomeno, aggiunge Antonio Leone di Fi, è colpevole di «mancata vigilanza».
Qualche critica anche dall’Unione: il Ds Emanuele Fiano, segretario dell’associazione «Sinistra per Israele», chiede a Bertinotti di chiarire tutto, «anche se la responsabilità diretta appartiene al deputato che ha firmato la concessione dell’uso della sala». Fiano controbilancia l’affermazione criticando anche Pierferdinando Casini per aver stretto la mano a Teheran al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.