La Camera Usa sfida Bush: "Via dall'Iraq"

Approvato il disegno di legge che autorizza uno stanziamento di 124 miliardi per le operazioni militari in Afghanistan e Iraq, ma con la previsione del ritiro delle truppe da Bagdad entro il 31 marzo 2008. Il presidente ribadisce: "Veto sulla legge"

Washington - La Camera dei rappresentanti del Congresso Usa ha lanciato il guanto di sfida a George W. Bush e alla sua amministrazione e, ignorandone la più volte reiterata minaccia di opporre il veto presidenziale, ha approvato il disegno di legge che autorizza lo stanziamento di 124 miliardi di dollari in fondi di emergenza destinati al finanziamento delle operazioni militari in Iraq e in Afghanistan, subordinandone però l'elargizione alla fissazione di una scadenzario per la fine della campagna bellica irachena: più precisamente, il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese arabo dovrà iniziare dal prossimo ottobre e, sebbene la data abbia valore non vincolante ma solo indicativo, completarsi entro e non oltre il 31 marzo 2008.

Il testo è stato licenziato con 218 voti a favore e 208 contrari, e questo rende evidente la spaccatura, ormai sempre più netta, tra democratici e repubblicani che ormai divide nettamente il parlamento di Washington, soprattutto dopo la vittoria dei primi nelle elezioni di medio termine dello scorso 8 novembre, che li ha visti riconquistare la maggioranza dopo ben dodici anni.

Bush: "Legge deludente, un fallimento per l'Iraq" La mossa costituisce un vero e proprio schiaffo a Bush, il quale ha più volte ribadito che mai accetterà di promulagare provvedimenti con cui si stabilisca un termine per il richiamo del contingente Usa di stanza in Iraq. Il capo della Casa bianca lo ha ribadito anche in questa occasione, attraverso la propria portavoce Dana Perino, che ha subito liquidato l'iniziativa della camera bassa alla stregua di un «voto per il fallimento in Iraq», attraverso l'approvazione di «una legge deludente», che «insiste su una data per la resa, lega le mani ai nostri generali e prevede spese per miliardi di dollari che non sono legate alla guerra».

Il presidente porrà il veto Il presidente, ha avvertito Perino, «porrà il veto» al testo approvato dai deputati, e adesso non vede l'ora che esso passi anche al vaglio del Senato, il quale dovrebbe votarlo oggi stesso, per poi bloccarlo grazie alla prerogativa che gli spetta istituzionalmente, e in tal modo eliminarlo e sostituirlo con un disegno di legge completamente nuovo e diverso.