Il camerata Bertinotti indigna la sinistra

Fabrizio de Feo

da Roma

Nella lista degli incroci pericolosi e bipartisan delle feste di partito ce n’è uno da segnare con il circoletto rosso. Un rendez-vous capace di accendere curiosità, raccogliere polemiche e fare «scandalo». La data del confronto è già fissata: il prossimo 16 settembre all’Eur, dove da sette anni si ritrovano i ragazzi di Azione giovani, discuteranno del tema dell’identità nientemeno che Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti. I due si conoscono e si frequentano politicamente, in Parlamento come nei salotti televisivi, da molti anni. È la prima volta, però, che il leader di Rifondazione, ora presidente della Camera, accetta di intervenire a una festa della destra e di «mescolarsi con i fascisti».
Il virgolettato non è di fantasia ma fa parte del campionario di commenti - cristallizzati in un surreale vocabolario anni Settanta - messo nero su bianco in queste ore da molti esponenti della sinistra radicale sdegnati dall’affronto bertinottiano. «Fausto ripensaci, non andarci». È questo l’appello che molti lanciano al presidente della Camera mentre i collaboratori della terza carica dello Stato si affannano a spiegare che «in quanto rappresentante di un ramo del Parlamento, ha il dovere di confrontarsi con tutti, tanto più con l’opposizione».
Le motivazioni addotte dallo staff del numero uno di Montecitorio non convincono, però, la sinistra del Prc che «invita» Bertinotti a non partecipare alla festa di Ag. «Rimango perplesso, sorpreso e addolorato: così in fretta siamo giunti a tanto, a liquidare la propria storia, le proprie radici?», afferma il senatore Fosco Giannini, che si spinge oltre: «Perché allora dare legittimazione agli eredi di Salò? Non è sufficiente una Fiuggi per cancellare la storia». Anche un ex Prc, Marco Ferrando, critica la decisione, definendola «sconcertante. La deriva in atto del bertinottismo appare davvero senza limiti» mentre per il Pdci Marco Rizzo si tratta «solo dell’ultima delle tappe forzate a cui Bertinotti ha piegato Rifondazione, in una inarrestabile marcia verso la decomunistizzazione del partito». Parla invece di «equivoco» Giovanni Russo Spena: fraintendimento nel quale devono essere inciampati quelli che «criticano Bertinotti, perché si tratta di un incontro a cui partecipa nella sua funzione istituzionale». Dunque, «non vi è assolutamente nessuna intenzione di abiurare la Resistenza, o mettere sullo stesso piano Salò con la lotta partigiana. Chi lo fa - conclude Russo Spena - è strumentale e fuori luogo». Non vede pericoli nella partecipazione alla festa, Tiziana Valpiana: «La posizione di Bertinotti nei confronti di An è chiarissima, c’è una distanza abissale». Quanto al negare il confronto, «sarebbe stata una grande scortesia», taglia corto la senatrice. Getta acqua sul fuoco il consigliere Rai ed esponente del Prc, Sandro Curzi. «Strappo? Ma quale strappo - dice Curzi -. Il presidente della Camera deve dialogare con tutti e deve rispondere se un partito lo invita. Possiamo avere tutte le opinioni che vogliamo su An ma quello di Fini è un partito politico normale». Si stupisce della polemica il portavoce di An, Andrea Ronchi: «Accettando l’invito Bertinotti ha contribuito a fare un gesto di distensione. Evidentemente - sottolinea - ci sono molti nella maggioranza che considerano ancora gli avversari politici come nemici, e questo fa capire chi siano certi compagni di viaggio di Prodi». Usa toni meno diplomatici Francesco Storace: «Ci mancava solo la favola del camerata Bertinotti a rendere più cupa la stagione della maggioranza di Prodi. Gli attacchi al presidente della Camera non fanno ridere, ma indignare».
Fabrizio de Feo