«Camere ancora al lavoro o voto a maggio»

Adalberto Signore

da Roma

Per un’ora buona Silvio Berlusconi parla della sua famiglia e di mamma Rosa («una donna tutta sturm und drang), del «colpo di fulmine» con Veronica e del suo «amore» per la botanica. Poi, negli studi de Il senso della vita l’intervista fotografica di Paolo Bonolis (stasera su «Canale 5») si sposta su un’immagine del Quirinale. E il premier affonda: se non è possibile spostare la fine della legislatura di due settimane, allora non si voterà il 9 aprile ma più in là. Insomma, tra una foto in bianco e nero di Fedele Confalonieri e Berlusconi che suonano nel complesso dei salesiani e un’immagine del Milan che alza la coppa dei Campioni, il presidente del Consiglio lancia una sorta di ultimatum a Quirinale e alleati.
Rinvio e voto. Fino a quel momento, negli studi di via Tiburtina la politica era stata toccata solo di striscio, con racconti familiari e battute («sììì, mi ha detto “mi consenta”, l’ha detto anche a me!», scherza Bonolis). Poi, penultima foto della lunghissima scaletta (ben 17, ma delle oltre due ore di registrazione andranno in onda solo 40 minuti), arriva il Colle. Il conduttore chiede dell’incontro di domenica sera con Carlo Azeglio Ciampi e di come si risolverà la querelle che si è aperta in questi giorni sull’eventualità di prolungare la legislatura (allo stato, le Camere dovrebbero chiudere i lavori il 29 gennaio). E il premier sbotta: «Se si dovesse verificare il fatto che queste settimane si ritenesse di non darle, potremmo addirittura arrivare a dire di spostare la data del 9 aprile, perché nessuno ci obbliga». Insomma, se non è un ultimatum poco ci manca. Berlusconi spiega che la fine naturale della legislatura sarebbe il 13 maggio, perché in quella data si votò nel 2001, e che «si è deciso di anticiparla» solo per evitare accavallamenti «con le amministrative e l’elezione del nuovo capo dello Stato». E quindi, se non si può slittare «all’11 febbraio», allora «facciamo le elezioni nella giusta e naturale scadenza, nel mese di maggio, così le Camere verranno sciolte molto più avanti». E aggiunge: «Sono sicuro che il capo dello Stato farà lavorare deputati e senatori per altre due settimane» perché «sarebbe irragionevole e insensato» fare diversamente, «non c’è alcuna ragione per rifiutare». E poi, a prescindere dalla data delle elezioni, «l’incarico al nuovo governo lo darà il nuovo presidente della Repubblica».
«Nessuno scontro». Berlusconi, però, dai microfoni di «Radio24» nella trasmissione Vivavoce esclude frizioni con il Colle: «Non c’è stato alcuno scontro con Ciampi. Abbiamo solo discusso della necessità di un prolungamento di due settimane della legislatura per consentire alle Camere di approvare alcuni provvedimenti incardinati in Parlamento. È prerogativa del capo dello Stato prendere questa decisione, sentiti i presidenti delle Camere, cosa che si accinge a fare. Attendiamo con fiducia». «Purtroppo - chiosa - l’opposizione ha ritardato tutti i lavori parlamentari per cui molti provvedimenti, circa 40, sono già stati approvati da una sola Camera e manca il via libera dell’altra».
Quirinale e futuro. Berlusconi, poi, esclude un suo futuro al Colle, perché, dice, voglio «andare avanti con il lavoro fatto finora con Gianni Letta, anima di Palazzo Chigi».
Sondaggi. «Sotto dagli 8 ai 6 punti? Non è così. Questi sono i risultati dei sondaggi di chi parteggia per la sinistra. Nelle ultime settimane eravamo sotto di 1,3 punti ma proprio in queste ore aspetto l’esito di una vasta rilevazione dalla quale mi attendo un pareggio o addirittura un sorpasso».
Rai e Mediaset. Si parla degli anni in cui Berlusconi creò Mediaset e il premier si sofferma sullo scontro che dovette sostenere per sconfiggere il monopolio Rai, rivelando soprattutto particolari relativi ai tentativi fatti per fermare la trasmissione del Mundialito su «Canale 5». «Ci furono - racconta a Bonolis - delle telefonate di fuoco. Mi chiamò un importante personaggio paragovernativo che mi disse “ti manderemo la Guardia di finanza, ti faremo di tutto di più”. Per la prima e ultima volta nella mia vita le gambe mi fecero Giacomo-Giacomo».
Follini e la coalizione. A Vivavoce, invece, il premier si sofferma anche sulle frizioni avute con l’ex segretario dell’Udc Marco Follini. «Non discuto la buona fede, ma - spiega - il suo atteggiamento non ha certamente giovato all’immagine e alla percezione da parte dei cittadini del tantissimo di buono che il governo e la coalizione hanno fatto in questi quattro anni e mezzo di lavoro».
Prodi e Scalfaro. Tornando sull’accuse rivolte domenica scorsa al leader dell’Unione, Berlusconi ribadisce la sua posizione: «Non infango nessuno. Dico solo che la cancellazione del reato di abuso d’ufficio fu per Prodi una legge ad personam perché è la pura realtà». E tira in ballo anche l’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro che volle quella legge «per preservare Prodi dalla continuazione di un processo che nelle motivazioni della sentenza di assoluzione cita proprio la cancellazione dell’abuso d’ufficio». Questa, dice, «è una verità incontrastabile».
Unipol. Nessun passo indietro anche sul caso Unipol perché, spiega, «ho solo costretto quattro signori a dire “è vero, abbiamo incontrato il presidente delle Generali”». E pure sulla polemica con l’Unità (che aveva accusato il governo di utilizzare le intercettazioni strumentalmente) la linea non cambia. «Un’infamia, affermazioni contrarie al vero. Sono cose ignobili ed indegne. Ho chiesto all’Avvocatura dello Stato se ci sono gli estremi per una denuncia».