Camere in ozio con l’Unione: i numeri del flop di Romano

Bilanci a confronto: Berlusconi in un anno fece approvare 99 leggi e ratificò 14 accordi internazionali. Il Professore soltanto 35 e uno. Maggioranza in bilico: Senato fermo

Roma - Quanto è lungo un anno? Un minuto si sa: dipende da quale lato della porta di un bagno occupato ti trovi. Però, almeno in politica, anche un anno è misurabile al di là del bla bla e della propaganda: è lungo e inconcludente se i risultati sono scarsi, scorre rapido e ricco se produce effetti incisivi. Di leggi e provvedimenti parliamo, perché è quanto la politica deve fornire al paese. E al di là dei giudizi di merito, sempre opinabili, sui numeri e le quantità c’è poco da garbugliare. Quante leggi, quanti decreti ha sfornato una maggioranza di governo in un anno? Si può rispondere che il centrosinistra s’è agitato tanto ma partorendo poco, poiché in un anno di governo ha prodotto circa un terzo di quanto abbia fatto il centrodestra nel medesimo periodo quando a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi.
Il secondo governo di Romano Prodi ha compiuto un anno di vita il 17 maggio, dunque un primo bilancio del suo operato e della maggioranza che lo sostiene è ormai possibile, per la legislatura iniziata il 28 aprile 2006. Ed è inevitabile il paragone coi risultati realizzati nella scorsa legislatura (iniziata il 30 maggio 2001) alla data dell’11 giugno 2002, quando anche il secondo governo Berlusconi compì un anno di vita. Bene, i numeri dicono che gli attuali ministri e i partiti che li hanno espressi non si stanno guadagnando il pur lauto stipendio.
Nel primo anno di governo della Cdl, il Parlamento approvò definitivamente 99 leggi: nel primo anno di governo dell’Unione, le leggi giunte in Gazzetta sono soltanto 35. Con Berlusconi, nello stesso periodo, il governo emanò 53 decreti legge, riuscendo a farne convertire 45 alla data dell’11 giugno 2002: con Prodi, i decreti varati da Palazzo Chigi sono 30, e il Parlamento ne ha approvati 18. Eloquente è anche il dato delle proposte di legge parlamentari e dei disegni di legge governativi giunti almeno al giro di boa: nel primo anno della scorsa legislatura 17 erano stati approvati in prima lettura dalla Camera e 17 dal Senato; in un anno di questa legislatura sono 14 approvati dalla Camera e 4 dal Senato.
Insomma, si lavora e si produce al 30%, in questa XV legislatura. E sarà certamente per il margine risicato che la maggioranza ha al Senato, ma c’entra pure la sostanziale diversità che «unisce» i partiti di centrosinistra. Il risultato è la paralisi legislativa, che rende inquietante la prospettiva di un tal ritmo di lavoro per altri quattro anni. Lo stallo e l’inconcludenza son confermati dalle voci collaterali, come le ratifiche di accordi internazionali: nel primo anno di Berlusconi Camera e Senato ne avevano archiviate 14, ora con Prodi se ne conta a malapena una.
Una sana amministrazione avrebbe già chiesto per Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche per la pletora di ministeri, la messa in cassa integrazione. Perché il giudizio permane soppesando la materia dei provvedimenti varati. Lo ripetiamo, si può anche criticare il contenuto della legge (approvata definitivamente il 10 ottobre 2001) sui primi interventi per il rilancio dell’economia, ma non si può dire certo che si tratta di una «leggina». In un anno, il governo Berlusconi aveva già avuto la delega (28 settembre 2001) per la riforma del diritto societario, e quella per le infrastrutture e il rilancio delle attività produttive (6 dicembre 2001).
È vero, anche il governo Prodi può vantare il decreto Bersani sulle privatizzazioni. Ma a ben vedere e soppesare, l’unica legge davvero speciale e corposa che l’Unione sia riuscita a condurre al traguardo è quella dell’indulto. Da molti è vituperata come una iattura, ma va riconosciuto che con le maggioranze bulgare imposte dalla riforma costituzionale, i due terzi dei voti, non era facile varare il provvedimento di clemenza. Per la verità voluto dal ministro Clemente Mastella («ce lo aveva chiesto il Papa», si difende ancora) e votato anche dall’opposizione.