«Cameriere, due astici» E poi li liberano in mare

«E chi è arrivata?» pare abbia detto il cuoco al proprietario del ristorante «la squadra degli Azzurri con Prandelli?». «Ah, non so, so solo che hanno ordinato tutti gli astici e le aragoste che abbiamo. Adesso cerco di capire meglio cosa vogliono davvero, intanto metti l'acqua a bollire». Mentre il proprietario del ristorante Mama Latina, Roberto Paci, si grattava la testa, cercando di raccapezzarsi sui voleri di quella singolare coppia tedesca, Vito Colella, lo chef in capo del Mama Latina, faceva altrettanto avvicinandosi ai fornelli, ma tenendo d'occhio l'evolversi dell'inconsueta situazione. L'episodio si è svolto l'altra sera in Costa Smeralda, esattamente a Cala di Volpe, dove una coppia di turisti tedeschi, marito e moglie, entrano al Mama Latina per una cenetta a base di pesce. A un certo punto, i coniugi chiedono se possono avere i crostacei esposti nell'acquario, in attesa di essere bolliti vivi, come vuole una tradizione quanto mai discutibile. Paci gestisce da una vita il ristorante e sa parlare bene l'inglese, eppure non si rende bene conto di cosa voglia dire quel «possiamo avere» che la moglie avanza dopo essere uscita pochi minuti dal ristorante per fumare una sigaretta ed essersi fermata a lungo davanti alla vetrina dei crostacei. Il marito della signora sembra sgombrare ogni dubbio, quando prega Paci di esaudire la richiesta della moglie, certamente un po' originale, ma certamente priva di cattive intenzioni, anzi… «Se ce li mettete in un contenitore adatto, paghiamo quel che c'è da pagare e li portiamo via vivi». Alcuni avventori si avvicinano alla coppia e al proprietario che, pur non avendo mai avuto un'esperienza simile nella sua vita di albergatore, alla fine non vede cosa ci sia di male nel mettere in cassa 500 euro. Sarà anche Cala di Volpe, ma la crisi colpisce dovunque e se i signori pagano, che i crostacei finiscano nell'acqua bollente o vengano rimessi a mare, come fanno capire i due tedeschi, poco importa. Un pescatore si alza dal tavolo del ristorante e cerca di spiegare ai coniugi che l'operazione «caritatevole» potrebbe avere un esito del tutto infausto. Infatti questi crostacei sono organismi piuttosto fragili, a dispetto delle loro apparenze e, una volta adattati all'ambiente dell'acquario, potrebbero subire uno shock termico fatale, appena gettati in mare aperto. La faccenda non convince gli sposi teutonici i quali (e anch'io mi associo) pensano, per la verità, che lo shock termico tra l'acqua fredda della «vetrina» e quella bollente della pentola, rappresenti uno shock molto più fatale di quello ipotizzato.
Fatto sta che i due si attardano a parlare con Paci e Demuro per quantificare il costo della «cena da asporto» e sorridono di gioia, una volta stabilito che con 500 euro, potranno portarsi via i crostacei. E così avviene. Messi astici e aragoste su un opportuno contenitore, i crostacei vengono affidati ai due coniugi che ringraziano sentitamente ristoratori e commensali ed escono raggianti e soddisfatti dal ristorante. Qualche commensale, ironizzando sull'accaduto, invita Paci a seguire i due per ripescare i crostacei, qualcun altro non vede l'ora di arrivare a casa per raccontare una storia che non capita di certo tutti i giorni di vivere. Il gesto è nobilissimo, sia chiaro, ma l'esito dell'operazione in effetti è dubbio. I crostacei, sebbene la stagione sia favorevole, potrebbero non sopravvivere per incapacità nel cibarsi e per lo sbalzo termico, ma nessuno mi toglie dalla testa che, mentre tornavano a camminare sul fondo marino, abbiano allungato una chela a quei due strani coniugi tedeschi.