Cameron Diaz: «Ragazze, basta coi principi azzurri»

L’attrice americana, che dà voce alla principessa Fiona avverte: «Dovete prendere voi l’iniziativa»

da Roma

La quarta donna con le gambe più belle del mondo (secondo i lettori del Sun) e l’uomo con cui le signore farebbero le fusa (è il Gatto con gli Stivali) ieri si sono materializzati al seguito di un mostro verde. Che, però, fa ridere i bambini e chi li accompagna a vedere Shrek 3 (dal 31 agosto nelle sale con almeno settecento copie), il rutilante film d’animazione della DreamWorks, diretto da Chris Miller, presente pur se più defilato con il produttore Jeffrey Katzenberg, e doppiato, tra l’altro, dai talenti vocali di Cameron Diaz, alias Principessa Fiona, e di Antonio Banderas, interprete fonetico d’un micio, poi trasformato in ciuco da una pozione magica.
«Ormai mi sto convertendo nel gatto, perché ogni volta mi chiedono di rifarne il verso», scherza in un misto di spagnolo, italiano e inglese il bell’Antonio, nato a Malaga, ma star globalizzata, dopo La leggenda di Zorro, Evita e Spy Kids. «Sono arrivato in America a trentuno anni e non sapevo spiccicare due parole d’inglese», spiega uno degli attori più internazionali della sua generazione, anche filmaker (Pazzi in Alabama, con sua moglie Melanie Griffith come protagonista)e doppiatore italiano di Shrek 3.
Occhi di nero profondo, come i capelli, disciplinati nel codino ispanico impomatato; braccialino portafortuna al polso, Banderas è stato subito dentro all’affare Shrek, cominciato nel 2002 come una modesta fiaba di William Steig, per trasformarsi in fenomeno da botteghino mondiale (nel 2004 Shrek 2 ha incassato 920 milioni di dollari). «Ho cercato di lavorare al mio meglio, attenendomi al testo da interpretare e al personaggio dell’irriverente gatto romantico. Un attore, infatti, è una voce e, senza la cinepresa davanti, mi sono sentito più libero. Così, ho potuto giocare sull’accento spagnolo, che comunque mi è rimasto. E ho dato una connotazione andalusa alla mia pronuncia», chiarisce il divo, che però non si limita a coltivare il suo privilegiato orticello e, come adesso va di moda tra le star, ci tiene a ribadire il proprio impegno.
«Da quando sono persona pubblica, mi sono occupato di molte attività benefiche. Difendo le cause ambientaliste, in film come Imaging Argentina o Bordertown e, sebbene i risultati commerciali non siano stati soddisfacenti, ripeterei l’esperienza. Tutti noi abbiamo la responsabilità di quanto succede nel mondo. Avendo frequenti contati con l’Argentina, per esempio, ho preso a cuore le storie dei tanti desaparecidos. Al di fuori del cinema, comunque, svolgo molteplici attività, che possono contribuire a rendere il mondo migliore».
Al termine di tale tirata, un sincero «Oh, God!» (che, poi, sarebbe «Oddio!») da parte della solare Cameron Diaz, in jeans e bolerino grigio perla, basta a rendere l’atmosfera più leggera, più adatta, quindi, al tono dello spettacolo in 3D. «Siamo abituati a vedere le principesse, chiuse nelle loro torri, in attesa del Principe che le liberi. Invece, la mia Fiona si attiva, certa di potercela fare, da sola, perché nella propria vita bisogna agire. Care ragazze, svegliatevi, prendete voi l’iniziativa. Fiona ha accettato se stessa e ha trovato il vero amore: è un esempio straordinario per tutte le donne moderne, ma a ben pensare anche per gli uomini. Bisogna essere attivi, se volte che la vita vi sorrida. Questo è il messaggio straordinario di questi due personaggi», esorta l’attrice californiana, con antenati cubani e tedeschi.
E se la sua Fiona «fa capire che le donne, oggi, devono modernizzarsi», lei stessa, Cameron, si adopera a difendere il pianeta con gli episodi di Trippin, in onda su Mtv. «Noi umani abbiamo solo un posto: la Terra. Dobbiamo prenderci cura del pianete e delle sue risorse ed essere consapevoli di ciò che avviene», ragiona la bionda Charlie’s Angel, ieri accompagnata dal suo ex Justin Timberlake, noto cantante rock, già apprezzato nel film drammatico Alpha Dog e qui doppiatore della new entry Artie, uno studente medievale destinato a diventare re al posto di Shrek. «Adoro specchiarmi in tanti specchi, così sono entrato nella famiglia Shrek, pilastro dell’animazione», dice Justin, in autunno nuovamente su un set cinematografico.