Cameron, il «Tony» di centrodestra che ha già prenotato Downing Street

da Londra

Nel 2005, quando ottenne la guida del suo partito, stupì l'opinione pubblica britannica soprattutto perché si recava in ufficio in bicicletta. Quando un sondaggio lo promosse a uomo politico «più sexy» del momento perfino Tony Blair cominciò a preoccuparsi. E non c'è dubbio che i risultati di ieri incoronano David Cameron come l'uomo della svolta. Colui che è riuscito, dopo anni di incontrastato dominio laburista, a riportare vicino al potere i Conservatori grazie ad un processo di rinnovamento che è andato al di là di un ritocchino d'immagine.
Insomma, di certo non è stata soltanto la sua aria da ciclista esuberante a trasformarlo in un temibile avversario alle prossime politiche entro il 2010. Qualcuno afferma che Cameron abbia già in testa la corona di prossimo Premier britannico. Certo è che con i sui modi moderni e anticonvenzionali è riuscito a svecchiare l'immagine di un partito profondamente in crisi, incapace di far proprie le istanze dei suoi potenziali elettori, troppo ancorato ad un Paese che ormai non esisteva più. Quarantadue anni a ottobre, sposato con Samantha e padre di tre bimbi. David Cameron ha origini altolocate - nella sua genealogia si contano perfino lontani legami con la famiglia reale - ha frequentato le scuole migliori del Paese tra cui Eton ed Oxford per poi dedicare alla politica gran parte della sua vita «da grande». La sua ascesa è stata rapida. Dopo un primo seggio ai Comuni nel 2001 la sua corsa fino ai vertici del partito non si è più arrestata. Arrogante quel tanto che basta da non curarsi delle fronde interne più conservatrici, Cameron è stato, secondo molti, quello che Tony Blair fu per il Labour nei primi anni del suo mandato. Le similitudini politiche tra i due personaggi sono state più volte sottolineate, anche a scopi satirici, dai giornali nazionali. Il settimanale Private Eye aveva pubblicato una foto dei due leader sovrapposti in una delle sue copertine intitolandola «Il primo trapianto facciale del mondo che si è rivelato un successo». E i critici di Cameron sembra continuino a riferirsi a lui come a «Call me Dave», parafrasando il tentativo populista «Call me Tony» già utilizzato da Blair nel 1997. Accusato di aver fumato cannabis e cocaina in gioventù, il leader dei Tories si è sempre rifiutato di chiarire l'episodio in nome del diritto di ogni persona «ad avere una vita privata» e comunque questo spettro nell'armadio non sembra averlo danneggiato più che tanto anzi, probabilmente, insieme alle sue dichiarate passioni per i Radiohead e the Smiths, l'ha aiutato a conquistarsi una fetta di quel consenso giovanile da anni negato al suo partito. Un consenso che Cameron si è cucito su misura affrontando le feroci polemiche che ad un certo punto del suo cammino si è visto arrivare addosso da ogni parte. Tacciato di aver preso a prestito se non proprio scopiazzato molte idee dei laburisti, «Dave il Camaleonte» com'è stato spesso soprannominato, non ha esitato a pescare anche tra i bacini elettorali considerati di esclusiva proprietà del Labour come gli omosessuali. I risultati di ieri ora gli spianano la strada verso l'ultimo grande obiettivo, la vittoria al prossimo voto politico.