Cameron vuol cambiare il sistema degli stipendi pubblici. Sindacati sul piede di guerra

RomaStipendi dei dipendenti pubblici regionalizzati: più bassi nelle aree più povere; ricchi e competitivi dove il reddito medio è alto. Diversi, grazie a un meccanismo che li legherà al costo della vita o, più probabilmente, alle buste paga del settore privato. Da qualche giorno, secondo diverse testate del Regno unito, i ministri del governo Cameron non parlano di altro e la misura allo studio del Cancelliere dello scacchiere sta mettendo in ombra tutte le altre che saranno inserite nella legge di bilancio in arrivo mercoledì, compreso il taglio dell’aliquota dell’imposta sui redditi più alti, attualmente al 50%. Nel senso che la novità sul settore pubblico suscita già preoccupazioni per le probabili proteste, ma anche grandi aspettative.
Di fatto, il ministro quarantenne George Osborne sta studiando le gabbie salariali. Calcolo delle paghe differenziato territorialmente che nell’Italia della contrattazione ultra-rigida degli anni Cinquanta e Sessanta era applicato ai rapporti di lavoro privato. E che, ogni tanto, anche da noi qualcuno ritira fuori, soprattutto per il settore pubblico.
La notizia ancora non è ufficiale, ma è stata rilanciata da alcune testate britanniche, in primo luogo il Guardian, secondo il quale non è ancora stato deciso se la stretta riguarderà solo i nuovi assunti o anche i lavoratori già in forze all’amministrazione pubblica. Di certo non si tradurrà in tagli di stipendio. Semmai, i prossimi aumenti potrebbero essere decisi con il metro localistico. Cioè, semplificando, aumenti inferiori nelle regioni più povere, dove c’è un sovraffollamento di dipendenti pubblici, più alti nelle altre, ad esempio nell’area di Londra dove c’è un problema di carenza di lavoratori pubblici e il costo della vita è più alto.
Per il momento potrebbe essere applicata solo ad alcune agenzie pubbliche. Tre dipartimenti del governo starebbero per ricevere dal governo il mandato di applicare le paghe locali, che dovrebbero all’inizio riguardare solo 140mila funzionari.
Le prime reazioni dei sindacati sono simili a quelle che le gabbie salariali suscitano in Italia ogni volta che se ne parla. In particolare si teme che si aggravino le differenze di reddito tra zone ricche e povere del Paese, tra Nord e Sud. Solo che nel Regno unito i ruoli sono invertiti: ricco il Sud, poveri Nord e Ovest. Tra gli esempi che il governo inglese ha fornito per fare capire che qualcosa nel mercato del lavoro non funziona, ci sono appunto quelli del Galles, della Scozia e dell’Irlanda del Nord, dove la differenza tra gli stipendi pubblici e quelli privati è di circa il 15-18% a favore degli statali. Mentre nell’area di Londra sono i privati a guadagnare più dei pubblici. Secondo ricerca commissionata dal governo le paghe pubbliche sono meno aderenti al costo della vita locale del 40% rispetto a quelle private. In altre parole sono inadeguate perché o troppo basse o troppo alte. Solo nella Capitale, di fatto, sono più basse tanto che l’amministrazione pubblica è in sofferenza di organico.
Situazione diversa rispetto all’Italia. Da noi la gran parte dei dipendenti dell’amministrazione centrale è concentrata a Roma, dove il costo della vita è alto e, nonostante tutto, la percentuale di lavoratori pubblici in rapporto ai privati resta alta. A Londra il problema è inverso. I prezzi scoraggiano il lavoro pubblico e costringono le aziende a pagare di più i propri dipendenti e il «posto» statale risulta meno attraente.
Identica la situazione del nostro Sud e delle aree più povere del Regno Unito: tanti vogliono lavorare alle dipendenze dello Stato, anche perché se ci riescono hanno la garanzia di un lavoro eterno e con una paga sopra la media.