«Camicette nere», i relatori hanno dato una lezione alla tv

Caro Lussana, ero presente alla presentazione da te moderata del libro «Camicette nere». Non essendo affatto nostalgico del Ventennio, sono venuto perché incuriosito da un tema mai trattato, ma anche a seguito delle posizioni espresse da alcuni illuminati esponenti dell'ultrasinistra genovese e dalla a suo modo coraggiosa presenza della Sindaco. Ebbene, sono rimasto estremamente colpito. Innanzi tutto i toni, sia dell'autrice, sia della Rauti, sia della Sindaco. Non una parola urlata (sarà stato mica tutto merito del brillante moderatore Lussana?), un tono civile di rispetto reciproco, un tentativo (più della Rauti che della Sindaco, in verità) di trovare valori comuni. Ho fatto un inevitabile confronto con le ignobili gazzarre a cui assistiamo alla Tv, con urla, sovrapposizioni di voci, villanie di ogni tipo. Mi è venuto un pensiero, forse un po’ innocente e semplicistico, ma che può avere un fondo di verità: se in politica ci fossero più donne (con le quote, senza quote, certamente con la scelte delle preferenze), forse le cose sarebbero migliori. Certamente difficile che peggiorino! Mi è piaciuto molto il concetto dell'autrice, che ha detto che la donna è per natura più portata a donarsi, a dare tutto anche in modo totalmente disinteressato. Mi è sembrato per qualche ora di vivere in un'altra nazione, in un altro tempo. Poi, all'uscita, l'atroce risveglio. È bastato un qualunque Tg per farmi ripiombare in questa nostra tetra e volgare realtà. Così volgare, così animalesca, così contrapposta, così totalmente maschia, così insensatamente poco femminile. Forse sarà che mi sono sempre piaciute le donne...