Il camiciaio col pallino dell’archeologia trafugata

Tra i pezzi ritrovati alcuni vasi apuli del II secolo a. C.

L’idea di impreziosire la vetrina del negozio di camicie su misura ai Parioli con un antico «cratere a campana», doveva essergli sembrata bellissima. Quale altro oggetto avrebbe potuto esprimere altrettanto gusto e raffinatezza? Notato da un carabiniere della Tutela patrimonio culturale, sequestrato, perquisita la casa del famoso camiciaio della Roma bene è spuntato un piccolo tesoro. Una trentina di vasi apuli, olle daune con protomi del VI sec. a. C., xilix a vernice nera decorate con elementi naturalistici del II-I sec. a.C., provenienti da scavi clandestini in aree archeologiche della Campania e dell’alta Puglia comprati, dice il “collezionista fai da te”, da tombaroli del luogo per 3-4 milioni di lire una quindicina di anni fa.
Sono frutto di quattro operazioni portate a termine in questi giorni dai carabinieri i reperti presentati ieri, alla presenza del professor Stefano De Caro, direttore generale per l’archeologia del ministero dei beni culturali, dal comandante del Reparto operativo Raffaele Mancino. Si tratta del recupero di oggetti scomparsi molti anni fa. «Ci sono sempre meno scavi clandestini, il commercio di oggetti archeologici sta assumendo contorni controllabili», precisa il colonnello Mancino che sottolinea invece l’aumento dei furti nelle chiese soprattutto isolate e di campagna.
Affidato al tribunale di Tivoli nel 2004, era stato sistemato in un locale a causa di lavori di ristrutturazione. Sparito, è ricomparso in casa di un noto personaggio dei Castelli che lo ha comprato sul mercato antiquario e che lo usava come un mobile d’arredo. Valore stimato 200mila euro. È un sarcofago di un bambino in marmo del III -IV sec. d. C. che raffigura al centro Cristo e ai lati due apostoli, forse Pietro e Paolo.
Originale anche l’operazione on line che ha portato al recupero di un piatto apulo a figure rosse della fine del IV sec. a. C., trafugato assieme ad altri oggetti nel lontano 1976 in palazzo Mozzi, sede del Museo Bardini a Firenze, ora in vendita presso una casa d’aste romana. Un ritrovamento reso possibile dai miracoli della banca dati dei carabinieri, oltre 2 milioni e 700mila schede di opere d’arte rubate dagli anni ’70 a oggi e dal certosino confronto con i cataloghi cartacei e on line. È frutto di questo lavoro continuo e dei buoni rapporti con gli Usa, la «spontanea restituzione da parte di una casa d’aste importante come la Sotheby’s di New York» di un piccolo busto di Sileno in marmo giallo antico del I sec. d. C.. Il 24 luglio dell’anno scorso Sotheby’s ha preferito fare il primo passo, riconsegnando all’Italia il pezzo che doveva essere sdoganato a Malpensa per un valore di 8 mila dollari.