Camion al plastico contro gli italiani. Sventato un attentato in Libano

Scoperto dell’esplosivo in un mezzo della nettezza urbana che stava
entrando nella base dei nostri militari. Arrestati i due autisti

I terroristi stavano preparando un attentato nel comando operativo dei caschi blu italiani in Libano. È questa l’ipotesi più credibile dopo il ritrovamento, ieri mattina, di esplosivo plastico nascosto nel camion della nettezza urbana che ogni giorno entra nella base di Tibnin, nel Libano meridionale. Il tenente Roberto Vitale, portavoce del contingente tricolore della missione dell’Onu (Unifil), conferma «la scoperta di una modesta quantità di sostanza, presumibilmente esplosivo plastico».

Probabilmente i piani dei terroristi prevedevano di far saltare qualcosa di infiammabile o munizioni all’interno della base. Oppure volevano accumulare il plastico cercando di farlo passare in piccole quantità. Invece California, un doberman di 4 anni, del 3° Reggimento Genio di Udine ha fatto saltare i loro piani. Il cane, già «veterano» del Kosovo, ha fiutato l’esplosivo all’ingresso delle base. Secondo un comunicato del contingente italiano il plastico «era occultato all’interno della cassetta degli attrezzi» del camion della spazzatura.
Il mezzo entrava ogni giorno nella base e quindi destava pochi sospetti. I due libanesi a bordo sono stati arrestati e consegnati ai servizi di sicurezza del paese dei cedri. La base di Tibnin è il comando del settore ovest dello schieramento Onu, che deve garantire la tregua fra i miliziani sciiti di Hezbollah ed Israele, lungo il confine libanese. Nel paese dei cedri sono schierati 2100 soldati italiani, della missione Leonte 5, in gran parte della brigata Pozzuolo del Friuli. E da Tibnin il generale Flaviano Godio comanda 4mila caschi blu di diverse nazionalità mentre l’intera missione Unifil è guidata dal generale degli alpini Claudio Graziano.

Con l’attacco israeliano a Gaza la tensione è aumentata anche in Libano: i caschi blu hanno aumentato i pattugliamenti sul territorio, dopo che alcuni giorni fa sono stati sparati dei razzi verso Israele. I sospetti responsabili sono estremisti palestinesi che avrebbero agito con il tacito avallo di Hezbollah. Per ora il Partito di Dio filo-iraniano non sembra intenzionato a farsi coinvolgere direttamente nell’apertura di un nuovo fronte. Però nella parte meridionale del paese ci sono enormi campi profughi palestinesi infiltrati dalle fazioni più estremiste che fanno riferimento ad Al Qaida. E nei campi di Ain el Hilwe, a Sidone e di Er Rachidiye, a Tiro, pericolosamente vicini ai caschi blu italiani, non entra neppure l’esercito libanese.
Il numero due di Al Qaida, Ayman al Zawahiri, ha più volte minacciato i caschi blu nel sud del Libano invocando attentati kamikaze. Fino ad ora i terroristi sono riusciti a mettere a segno un attacco contro i soldati spagnoli. Almeno due piani di attacchi suicidi orditi da cellule di Fatah al Islam, una fazione estremista sunnita sono stati sventati. Lo stesso fondatore del gruppo, il palestinese Shaker al Abssi ha minacciato i caschi blu bollati come «crociati» e «protettori degli ebrei».