Camionisti più distratti

Tra le violazioni più ricorrenti il non rispetto dei limiti di velocità

Distrazione e traffico sono le cause più frequenti degli incidenti che coinvolgono i camionisti. Il decimo rapporto dell’Ebla, Ente Bilaterale Lavoro e Ambiente (Federlazio, Cgil, Cisl e Uil), intitolato «La strada come luogo di lavoro», ha voluto monitorare da una parte l’attuazione del decreto legislativo 626 del 1994 nel settore dell’autotrasporto del Lazio, dall’altra in che modo le imprese percepiscono i rischi dell’attività.
La ricerca, effettuata nei mesi di luglio e settembre 2007, ha coinvolto 105 aziende associate alla Federlazio, che svolgono esclusivamente il trasporto merci conto terzi. Questa caratteristica ha permesso un’omogeneità del campione non solo come categoria ma anche come attività svolta. Secondo il parere degli intervistati, tra le cause più frequenti all’origine degli incidenti stradali ci sono per il 40,3 per cento la distrazione, per il 12,5 per cento il traffico, per l’11,1 per cento la velocità, per l’8,3 per cento l’insufficienza degli spazi di manovra, per il 6,9 la stanchezza, per il 2,8 per cento le troppe ore alla guida.
Il rapporto mette in luce che 95,1 per cento delle imprese richiede esplicitamente ai propri autisti il rispetto del codice della strada: di queste il 27,6 per cento lo domanda per iscritto, il 22,4 per cento sia attraverso lettere che verbalmente, il 50 per cento solo verbalmente. Le violazioni più ricorrenti al codice della strada, invece, nel biennio 2005/2006 sono state il non rispetto dei limiti di velocità con 451 violazioni, il superamento dei tempi di guida con 163 violazioni e in 100 casi l’utilizzo improprio della corsia preferenziale. Solo ventisei, comunque, sono stati in questo arco temporale i ritiri della patente.
Successivamente è stato chiesto alle imprese se il personale avesse subito o meno incidenti nel corso degli ultimi cinque anni: il 14 per cento ha risposto di sì. E i sinistri hanno causato 224 casi totali di assenze dal lavoro, di cui 192 inferiori ai 40 giorni lavorativi, mentre 32 hanno superato questo paletto. Per fortuna, però, si è registrato solo un caso di decesso. Economicamente, poi, le aziende hanno avuto rincari assicurativi pari a 85.950 euro e danni ai mezzi per un importo di 1 milione 355 mila euro. Il dato più sconcertante però, riguarda la trasparenza: solo il 44 per cento delle ditte ha la sincerità di denunciare l’incidente stradale come infortunio sul lavoro.