Cammarelle: "Vicino al Tibet, ma i guantoni non bastano"

Il pugile medaglia d'oro: "Noi abbiamo sollevato il problema, poi altri, altre cariche, dovranno agire". Poi dice: "Volevo vincere e ho stravinto"

Pechino - "Sono vicino al Tibet. Ma non penso che useranno i nostri guantoni per sconfiggere la Cina". Così il pugile neo olimpico Roberto Cammerelle, risponde a chi gli chiede se anche lui, come il suo collega Clemente Russo, intende donare i suoi guantoni al Dalai Lama. Circa le polemiche di inizio Olimpiadi sull'opportunità che gli atleti facessero gesti in favore delle libertà in Cina e in appoggio al Tibet, Cammerelle ha risposto, cn chiaro riferimento al mondo politico, che "noi abbiamo sollevato il problema, poi altri, altre cariche, dovranno agire".

"Volevo vincere e ho stravinto. Raramente poi vinco per ko: è il massimo, è la cosa più bella". E' un Roberto Cammarelle al settimo cielo quello che, dopo aver vinto l'oro olimpico nel pugilato categoria super massimi, si concede alle interviste di giornali e tv. "Ho chiuso le Olimpiadi in bellezza - dice - Dopo il match di Russo ho provato tanto dispiacere, ma del mio ero sicurissimo. Lo dico perché dietro ci sono le basi: sono campione del mondo, sono l'uomo da battere. L'oro è il punto esclamativo della mia carriera. Sono al vertice da molto tempo, mi spettava. Ora posso dire che sono il migliore". Un successo che il pugile milanese ("non sono campano come molti dicono, sono milanese di origini lucane") dedica "a me stesso, alla mia fidanzata Nicoletta, alla mia famiglia che mi ha voluto bene e mi ha sostenuto". Ora - prosegue come un fiume in piena - "ho bisogno di riposo. Poi, all'inizio del prossimo anno, vorrei difendere il mondiale a Milano, a casa mia, Vorrei ripartire così". Il professionismo? "No, assolutamente. Sto bene in Polizia, voglio rimanere in questo gruppo. Così come la tv mi interessa solo per promuovere il pugilato, non per i reality". I punti di riferimento nella boxe? "Io sono tecnico - dice senza remore - il primo è Alì. Poi - e qui gli si concede l'emozione della ribalta - per l'immagine e i soldi guadagnati Tyson". Cammarelle però, vuole anche sfatare lo stereotipo del pugile che viene da una vita difficile, dai bassifondi e si riscatta. "''Il pugile può anche non essere rozzo e ignorante - dice - E' uno sport che si può fare anche con tranquillità, con una cultura media"