Per Cammariere in Conservatorio tanto jazz e un’orchestra d’archi

«Dopo De André e Gaber questa volta ricorderò Tenco»

Luca Testoni

«Non chiedevo tanto. Mi sarei accontentato di ridurre la percentuale di quelli che ancora oggi mi chiamano Cameriere». Questa l'ironica dichiarazione rubata "a caldo" allo chansonnier calabrese Sergio Cammariere subito dopo aver incassato un prestigioso tris di premi (terzo posto in classifica generale; critica; e migliore composizione) al Festival di Sanremo 2003 per quella delicata e minimalista canzone jazz d'autore intitolata Tutto quello che un uomo.
Da allora, il cantautore e pianista originario di Crotone, che ricorda ancora con commozione il suo esordio da anonimo musicista da piano-bar oltre 25 anni fa al Palace Hotel in piazza della Repubblica a Milano, si è tolto parecchie soddisfazioni.
Ultima in ordine di tempo: i tre eventi unici (a Milano, Roma e Bari) che in questo inizio 2006 vedono lui e il suo manipolo di jazzisti (oltre al quotatissimo trombettista Fabrizio Bosso, Amedeo Ariano alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso) esibirsi al fianco di un'orchestra.
Si comincia stasera (ore 21, ingresso 40/25 euro) con il concerto nella Sala Verdi del Conservatorio. In questo caso a dare man forte a Cammariere & company ci sarà l'Ensemble Orchestra Filarmonica del Conservatorio di Milano, la formazione d'archi di 26 elementi (otto primi violini, sei secondi violini, quattro viole, quattro celli e due contrabbassi) diretta dal maestro Paolo Silvestri.
«Che cosa posso dire? Per me sarà una grandissima emozione. Come e se non di più della mia prima volta a Sanremo. E non potrebbe essere altrimenti. Non ho mai nascosto di essere un musicista autodidatta, per cui entrare in un tempio prestigioso della musica come il Conservatorio di Milano e, per di più, farmi accompagnare da un'orchestra d'archi, mi rende quantomai orgoglioso», fa sapere Cammariere, pianista raffinato e interprete da atmosfere ovattate.
«Sarà un'esperienza davvero speciale con la quale spero di rendere palpabile una sorta di simbiosi dell'anima fra chi fa musica e chi la ascolta. Mi auguro poi che lo show possa avere tante altre repliche. Per questo lancio un appello ai conservatori del nostro Paese: seguite l'esempio di Milano e aprite le porte alla canzone d'autore e al jazz...».
La scelta del Conservatorio e dell'orchestra non spaventa Cammariere. Tutt'altro: «Qui non mi sento fuori posto. In fondo, oltre al jazz, alla bossanova e alla canzone italiana, i miei riferimenti musicali contemplano anche Beethoven e i grandi compositori della classica dell'Ottocento».
Nella scaletta del concerto in Sala Verdi mette in conto sia le canzoni dell'ultimo disco Sul sentiero sia i motivi meno recenti, come quelli tratti dal primo album Dalla pace del mare lontano: «Alcuni dei brani di Sul sentiero sono stati "confezionati" con l'ausilio degli archi, per cui l'utilizzo dell'orchestra è venuto naturale. E lo stesso discorso vale per il brano sanremese che in questa occasione tornerà a "volare alto" come tre anni fa all'Ariston. Altre canzoni, e penso ad esempio a Tempo perduto e a Via da questo mare, sono state invece completamente riarrangiate con un vestito sinfonico nuovo di zecca. Tuttavia su queste strutture armoniche così ben congegnate ci sarà comunque spazio per tanta improvvisazione, l'elemento tipico della tradizione jazz che mi è cara».
Tra le chicche dello spettacolo, l'inedita preghiera in musica Padre della notte, che Cammariere ha eseguito dal vivo una sola volta, nel concerto di Natale in Vaticano nel 2003 e che sarà inserito nel disco in uscita il prossimo anno («Avrà suoni più vintage rispetto al passato», preannuncia), e una rilettura di Luigi Tenco: «Nel recente passato ho reso omaggio a De André e a Gaber - chiosa. Ora sento il bisogno di cantare Tenco. È lui il mio ispiratore, la mia prima, più grande influenza. Che pezzo farò? Sarà una sorpresa...»