Il cammino per Strasburgo rimane in salita

P pe: facile a dirsi. Ma per Gianfranco Fini, che pure lo vede come obiettivo a medio termine e quale terminale obbligato vista la voglia di rimodellare il centrodestra italiano, potrebbe essere più difficile a farsi. Se al leader di An non mancano certo contatti - e di buon livello - germogliati durante la sua permanenza alla Farnesina, dal francese Sarkozy ai popolari austriaci di Schuessel, dai maltesi a numerosi politici dell’est, resta il fatto che a Strasburgo c’è maretta in questi giorni dopo i nuovi annunci di mirare all’integrazione all’interno del partito popolare europeo.
Polemiche sia proprio nel gruppo del Ppe, che nella Uen, quell’Europa delle nazioni che ha raggiunto ormai i 30 deputati e che, oltre ai 9 di An (gruppo maggioritario), raccoglie 2 partiti polacchi, 2 lituani, lettoni (vincitori due giorni fa nelle politiche nazionali), danesi e soprattutto gli irlandesi del Fianna Fail che governano l’Eire da tempo. Proprio questi ultimi sembrano abbastanza infastiditi dalle voci che vogliono An pronta ad abbandonare la compagnia. Non solo perché un paio di settimane fa hanno ospitato proprio l’Uen a Cork, facendo sfilare una selva di ministri, tra cui quel Cowen che è il successore già designato di Bertie Ahern alla guida del paese, ma perché esaltando i successi del gruppo in questi due anni e mezzo di legislatura, hanno fatto capire di voler procedere. Sapere che i compagni di viaggio italiani - senza cui sarà difficile formare un nuovo gruppo - sono tentati dall’abbandonare la compagnia, non li fa troppo felici. E anche nel Ppe si scalpita, e non poco. Il presidente del gruppo Poettering non intende aprire varchi: tra un paio di mesi si presenta candidato alla presidenza dell’Europarlamento in sostituzione del socialista spagnolo Borrell, come da accordi di inizio legislatura. Logico non voglia correre il rischio di finire impallinato. Perché nel Ppe non è che tutti vedano ancora di buon occhio An: i popolari sloveni, per dirne una, hanno ancora nel loro Dna molecole nazionaliste che li fanno rifuggire da abbracci con chi a Trieste ha molto polemizzato con Lubiana. E anche i popolari belgi, tra cui il presidente del partito Martens, fanno sapere di non gradire la rotta di avvicinamento.
Forse Fini potrà contare nel 2009 (data delle prossime europee) su una carta in più e cioè la rivoluzione nei gruppi. Perché alcuni partiti di estrema destra (il francese Le Pen con gli inglesi dell’Ukip e alcuni partiti dell’ex-est europeo tra cui romeni e bulgari che siederanno a Strasburgo dal 1º gennaio) stanno organizzandosi già oggi per creare un nuovo raggruppamento. E perché se il partito democratico prodiano nascerà davvero, potrebbe anche scegliere un ruolo autonomo, non confluendo tra i socialisti o i liberali. Insomma il quadro attuale potrebbe anche scomporsi e ricomporsi. Ma la via maestra è quella di mettersi a tessere la tela, con pazienza e contatti continui. Il presidente di An ha buoni contatti, esperienza, ed è considerato a Bruxelles politico di primo livello, come hanno testimoniato del resto la sua partecipazione alla Convenzione europea e la sua attività di ministro. Altra cosa è l’inserimento di un partito come il suo nel Ppe per cui dovrà mettersi a lavorare, in Europa, fin dai prossimi mesi se davvero vorrà raggiungere la meta.