Camoranesi-Trezeguet in gol, passa la Juventus. E l’Inter non c’è più

I nerazzurri crollano e Del Piero si mangia la rete del 3-0. Poi Maniche accorcia e prende un palo. Il gol dell'oriundo in fuorigioco. Mancini. &quot;Così non diranno che siamo favoriti&quot;. <a href="/a.pic1?ID=249952" target="_blank"><strong>La Roma </strong></a>vince e va -4. <a href="/a.pic1?ID=249954" target="_blank"><strong>Pato abbatte il Toro</strong></a><strong> </strong>e il Diavolo torna in corsa

da Milano

La vendetta migliore è quella che si gusta fredda. La Juve riapre ufficialmente il campionato e la sfida scudetto, lo fa nell’occasione più attesa della stagione, a San Siro e al cospetto dell’Inter, la prima della classe, accusata di averla saccheggiata subito dopo Calciopoli, portandole via Vieira e Ibrahimovic. Dopo aver subito, in campionato e in coppa Italia, la forza devastante dei nerazzurri, la Juve si toglie lo sfizio di interrompere la striscia d’imbattibilità interna (datata dalla sfida con la Roma dell’anno passato) dei morattiani e di ingigantire le paure dei leader della classifica. Con la Roma a -4, il duello tricolore ricomincia da sabato prossimo. Polemiche e veleni garantiti, per il primo gol juventino, macchiato dal fuorigioco («Così nessuno dirà che veniamo favoriti», chioserà Mancini), ma il successo di Ranieri è fuori discussione. Limitato, nelle dimensioni numeriche, dalle prodezze di Julio Cesar. L’Inter ha la possibilità di partire in quarta, nel primo tempo: la smarrisce banalmente e si arrende alla ripresa garibaldina della squadra di Ranieri, capace di marcare la differenza in quella frazione. Con una serie di contropiedi che insanguinano la difesa interista, impoverita dall’esibizione di Burdisso.
Neanche la doppia rinuncia iniziale (Cambiasso e Vieira in tribuna, centrocampo «rattoppato» con Chivu) toglie all’Inter la voglia matta di inseguire la spallata. La prima occasione capita appena c’è un corner corto (battuta di Jimenez, con Buffon inchiodato a terra) utile per l’inserimento dalle retrovie di Burdisso sbucato alle spalle di tutti: il difensore svirgola, palla sull’altro fronte, Stankovic di testa timbra la traversa. La seconda, un tot più avanti, sempre su punizione, di Chivu: il sinistro a girare sulla barriera del romeno trova pronto il portierone della Nazionale a smorzare il proiettile nell’angolino basso a dimostrazione che una volta può sbavare, due proprio no.
Le risposte della Juve passano dai piedi di Del Piero, in grande spolvero nel palleggio, meno nella precisione del tiro. Discutibile Alex risulta quando toglie a «Sali», meglio piazzato di lui, la responsabilità del tiro da posizione assai favorevole. L’Inter sfonda a destra dove Maicon macina ogni tipo di rivale trovato lungo la strada, la Juve lavora meglio sul centro-destra dove Camoranesi vince una serie di duelli.
Ma il punto di svolta è nella seconda frazione. La Juve sgabbia con maggiore determinazione premiata subito al secondo tentativo (al primo, unghiata di Nedved, risponde Julio Cesar con prontezza). Sul lancio di Molinaro e velo di Del Piero, Camoranesi, partito in netto fuorigioco (Nicoletti, l’assistente di Farina, non se ne accorge, eppure non è questione di centimetri), senza il controllo di Maxwell, ha il tempo per addomesticare la palla e trovare il varco utile per infilzare allo spiedo l’Inter e il suo portiere. La mossa di Mancini è una (dentro Suazo al posto dell’impalpabile Jimenez), seguita da una correzione al volo (Maniche dietro le punte, fuori Cruz) nella consapevolezza che il tridente appena disegnato espone la sua squadra a rischi eccessivi. Pagati puntualmente al primo svarione difensivo di Burdisso (rinvio maldestro sull’uno-due Del Piero-Trezeguet) che il centravanti francese trasforma in una stoccata esemplare finita sotto il fianco di Julio Cesar, incolpevole nell’occasione.
Tocca anzi proprio al portiere brasiliano, uno dei migliori tra i suoi, tenere in bilico nel finale la sfida grazie a un paio di interventi prodigiosi, il più importante dei quali sbarra la strada a Del Piero e al 3-0 della Juventus, lanciato in contropiede in coppia con Trezeguet. Già, perché subito dopo l’ennesima percussione di Maicon, sulla destra, consente a Maniche, davanti alla porta, di riaprire sull’1-2 la vicenda. Il palo di Maniche, timbrato durante il recupero, è il verdetto del destino, probabilmente. Mancini chiama a raccolta anche Balotelli, Ranieri sceglie il contropiedista Iaquinta per guadagnarsi qualche metro. Fino alla fine è un duello corpo a corpo: non si vede Balotelli, sparisce Suazo, Maniche emerge, Materazzi perde tra i fischi qualche pallone utile. La Juve si difende con le unghie e con i denti. Come sanno fare le grandi squadre che hanno una cultura operaia.