Camorra, arrestato il boss Giuseppe Dell'Aquila Era uno dei trenta latitanti più pericolosi 

Giuseppe Dell'Aquila, di 49 anni, era ricercato da circa nove anni. Era considerato uno dei 30 latitanti più pericolosi ed è ritenuto l'attuale reggente dei clan camorristici Contini e Mallardo. Negli anni '80 fondò l'Alleanza di Secondigliano, un cartello di famiglie camorristiche che dominò la scena criminale

Gli agenti della squadra mobile della questura di Napoli hanno arrestato il boss della camorra Giuseppe Dell’Aquila, di 49 anni, nato a Giugliano in Campania e inserito nell’elenco dei 30 latitanti ricercati più pericolosi. L’uomo, latitante dal 2002 per associazione di tipo mafioso, rapina, ricettazione, riciclaggio e altro, è ritenuto l’attuale reggente dei clan Contini e Mallardo. Dell’Aquila è stato arrestato in una villetta-bunker di Varcaturo di Giugliano. L’uomo, ricorda in una nota la polizia di Stato, era ricercato da circa 9 anni. Giuseppe Dell’Aqula è considerato un personaggio di primissimo piano della camorra campana, attuale reggente del potentissimo clan Mallardo, egemone a Giugliano e nell’ area nord della provincia di Napoli, con proiezioni nel Basso Lazio e in altre regioni del centro Italia.

"Recenti contributi investigativi - spiega la Polizia - hanno evidenziato come il clan Mallardo, sotto la guida di Dell'Aquila, si è reso protagonista di importanti investimenti nel settore edilizio-immobiliare, reinvestendo capitali indebiti". L’operazione infligge un ulteriore duro colpo al gruppo criminale, privandolo del suo attuale capo strategico, e rientra in un più ampio dispositivo di intervento teso a disarticolare le strutture criminali della Camorra campana. 

Giuseppe Dell’Aquila, soprannominato "Peppe ’o ciuccio", è un ’boss’ potente, scaltro e per moltissimi anni rivelatosi imprendibile dalle forze dell’ordine. È ritenuto uno dei fondatori della cosiddetta "Alleanza di Secondigliano", un cartello di famiglie camorristiche che negli anni ’80 dominò la scena criminale della città, dopo aver inscenato una lunga, sanguinosa guerra con altre bande criminali. Cresciuto all’ombra della potente famiglia dei Mallardo di Giugliano in Campania, acquistò in poco tempo la fama di boss emergente che partecipava a tutte le riunioni decisionali. Divenne ben presto punto di riferimento anche del clan Contini, alleato dei Mallardo. Alla fine degli anni ’80 la sua influenza all’interno della coalizione di clan era tanta che, come racconta un pentito, per sua intercessione ottenne che i Giuliano - Patrizia Giuliano, sorella del ’boss’ di Forcella, Luigino era la sua compagna - non fossero sterminati dal gruppo Mallardo-Contini-Licciardi che avevano costituito l’Alleanza di Secondigliano. Uscito dal carcere nel 2001, si diede alla latitanza nel luglio dell’anno successivo quando nei suoi confronti la magistratura emise un provvedimento di arresto in quanto doveva scontare una pena residua.

Le forze dell’ordine sono state più volte sul punto di catturarlo ma in più di una circostanza Dell’Aquila è riuscito a sfuggire alla cattura con fughe rocambolesche. Nell’aprile 2009 era nascosto a Giugliano in Campania, ma quando gli agenti arrivarono nel suo nascondiglio, lo aveva lasciato da poche ore. Nell’agosto successivo era a bordo di una lussuosa imbarcazione ormeggiata nelle acque del porticciolo di Mergellina. Per sfuggire alle forze dell’ordine che lo braccavano, si lanciò dalla barca e si dileguò a nuoto

"Un altro pericoloso boss latitante assicurato alla giustizia. Un’altra giornata iniziata decisamente bene". Così il Guardasigilli Angelino Alfano commenta la notizia della cattura di Giuseppe Dell’Aquila, boss di camorra inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi del Paese. "Si tratta di un arresto di importanza straordinaria - prosegue il ministro Alfano - che la squadra-Stato ha inferto alla criminalità organizzata, l’ennesimo successo di una stagione antimafia senza precedenti. La cattura dei latitanti, l’inasprimento del 41 bis e il sequestro e la confisca dei patrimoni illecitamente costituiti, sono i tre pilastri su cui si fonda l’azione antimafia".