Camorra: chiarimento dopo la tensione tra Maroni e La Russa

Il ministro dell'Interno al Senato sulla strage dei Casalesi: "In atto una guerra civile". La Russa lo corregge: "Solo una guerra tra bande". Il ministro leghista "irritato" chiede l'intervento del premier. Poi il titolare della Difesa: "Nessun contrasto"

Roma - Antistato contro Stato. Nel Casertano "siamo in presenza di una vera e propria guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato". Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nell’informativa urgente in Senato sulla situazione dell’ordine pubblico in Campania. Il ministro dell’Interno ha sottolineato "le finalità di terrorismo per diffondere terrore" tra la popolazione che hanno contraddistinto gli episodi del 18 settembre con la morte di sette persone in due diversi agguati. Immediata la risposta dello Stato. Il titolare del Viminale ha ricordato le decisioni adottate subito dopo la strage con l’invio di 400 uomini delle forze dell’ordine nella provincia di Caserta per la cattura dei killer fino alla decisione assunta ieri dal governo: che ha scelto di mandare altri 500 militari. "L'esecutivo - continua il ministro - intende proseguire con ancora maggiore fermezza nel contrasto alla criminalità organizzata: lo Stato deve rispondere con tutti i mezzi".

La Russa: "Solo guerra tra bande" Nel Casertano più che una guerra civile si assiste in questa fase ad una guerra tra bande. Lo ha detto a Sky Tg24 il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, che ha sottolineato: "L’obettivo del governo, sia con l’invio dei 400 uomini delle forze dell’ordine, sia con quello successivo dei 500 militari, è quello di riaffermare il principio di legalità in ogni angolo dello Stato". "Senza fare nessuna critica a Maroni" di cui La Russa capisce e condivide "in pieno" il senso dell’intervento, "non parlerei - ha detto il ministro della Difesa - di guerra civile perché sembra quasi di dare una patente, non dico di legittimità, ma di importanza extracriminale alla camorra".

La polemica "Forte irritazione" di Maroni nei confronti del collega La Russa che ha contestato il termine "guerra civile".I l ministro dell’Interno avrebbe chiamato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per fargli presente la sua irritazione - visto che non è la prima volta che dal ministro della Difesa arrivano critiche - dicendogli che se episodi simili dovessero ripetersi si porrà un problema politico. L’irritazione di Maroni sarebbe legata al rischio che dichiarazioni di questo tipo possano danneggiare l’azione di contrasto alla criminalità organizzata perché si prestano alla strumentalizzazione di chi può così sostenere che il governo sia diviso su un tema tanto rilevante come la lotta alle mafie.

Il chiarimento Nessuna divisione con il ministro dell’Interno col quale c’è "totale comunanza" di analisi e di risposta: c’è stata soltanto una diversità di termini usati in riferimento alla lotta alla camorra. Così La Russa replica all’irritazione trapelata dal titolare del Viminale. I ministri, in precedenza, si sono sentiti telefonicamente. "Nessuna divisione - ha ribadito La Russa - e tanto meno ricorso al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. È veramente strano che, anziché cogliere la straordinaria comunità di intenti di tutto il governo nella guerra alla criminalità organizzata, ci si soffermi sulle diversità meramente lessicali tra le mie parole ("aggressione della criminalità organizzata allo Stato") e quelle del ministro Maroni ("una sorta di guerra civile"), con il quale vi è totale accordo".

Domiciliari facili Quindi Maroni torna a scagliarsi contro la troppa facilità con cui vengono concessi gli arresti domiciliari ai mafiosi. "Solo nel comune di Castelvolturno ci sono 118 persone agli arresti domiciliari": un numero "sproporzionato" che rende difficile o impossibile qualsiasi controllo. "Invito il parlamento a fare una riflessione a studiare una iniziativa" che porti a una riduzione dei benefici e degli arersti domiciliari per coloro che soino accusati di reati di mafia. Secondo Maroni sono state rivolte "accuse ingenerose" alle forze dell’ordine dopo l’arresto di Alfonso Cesarano, uno dei presunti componenti del gruppo di fuoco che ha agito lo scorso 18 settembre in quanto era agli arresti domiciliari. Il titolare del Viminale ha "confermato il pieno e incondizionato apprezzamento per l’opera svolta dalle forze dell’ordine".

Alfano controlla Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, assicura che valuterà l’opportunità di una inchiesta amministrativa sugli arresti domiciliari concessi a uno dei killer della strage di Castelvolturno. Il Guardasigilli ha anche fatto sapere che, di concerto con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, valuterà anche la possibilità di intervenire sul tema e la modalità degli arresti domiciliari. "Ho subito attivato gli uffici competenti per garantire nell’immediatezza l’acquisizione degli elementi necessari dal presidente della Corte d’appello e dal presidente del Tribunale di Napoli". Acquisiti tali elementi "valuterò con pari sollecitudine la necessità e l’opportunità di una inchiesta amministrativa per gli ulteriori approfondimenti del caso e valuterò con il ministro Maroni la possibilità di intervenire sul tema e la modalità degli arresti domiciliari".